Libia. Per fermare i migranti l’Ue finanzia Bengasi
Matthias Monroy
·
Il Manifesto (originale: quotidiano tedesco Nd)
·
Riassunto
L'Italia e l'Unione Europea prevedono di istituire a Bengasi un nuovo centro di comando marittimo e infrastrutture di sorveglianza per la guardia costiera della Libia orientale. L'iniziativa, finanziata dal Fondo europeo per la pace tramite la missione Irini, mira a coordinare i respingimenti dei migranti ('pullback') delegando l'azione alle autorità locali per aggirare i vincoli legali della Corte europea dei diritti dell'uomo. Il progetto solleva gravi preoccupazioni umanitarie poiché potrebbe legittimare milizie locali già accusate di torture e violazioni dei diritti umani. Questa strategia evidenzia la controversa tendenza dell'UE verso l'esternalizzazione delle frontiere in contesti di instabilità politica.
La Corte Costituzionale è chiamata a decidere sulla legittimità del trattenimento fino a 48 ore, senza titolo legale, dei richiedenti asilo riportati in Italia dai centri in Albania. La questione nasce dai dubbi sollevati dalla Cassazione circa la possibile violazione dell'articolo 13 della Costituzione sulla libertà personale durante i trasferimenti a catena. Nonostante le critiche giuridiche, il Ministro Piantedosi ha difeso il progetto definendolo una battaglia di civiltà e annunciando la piena operatività dei centri da giugno. Questo caso evidenzia una tensione significativa tra le procedure accelerate di frontiera e le garanzie costituzionali fondamentali.
L'articolo analizza le criticità del nuovo "Pacchetto Sicurezza", denunciando una deriva autoritaria che trasforma il dissenso politico in una questione di ordine pubblico. Tra le misure principali figurano l'introduzione di "zone rosse" permanenti, il divieto di assembramento per i condannati e l'ampliamento dei poteri di fermo e perquisizione da parte della polizia. Il provvedimento inasprisce inoltre le sanzioni per i minori e introduce restrizioni severe per i migranti, come la possibilità di blocchi navali e l'esilio amministrativo per soggetti ritenuti pericolosi. Questa evoluzione normativa segnala una preoccupante contrazione degli spazi democratici e dei diritti civili in Italia.
L'articolo analizza il nuovo pacchetto sicurezza, criticando la tendenza a rappresentare l'immigrazione esclusivamente come una minaccia per la sicurezza nazionale e l'ordine pubblico. Le norme proposte limitano le attività di soccorso delle ONG, aumentano i poteri del Viminale sui rimpatri e riducono il supporto per i minori non accompagnati e i ricongiungimenti familiari. L'autore evidenzia come tali restrizioni rischino di generare maggiore marginalità sociale piuttosto che garantire una reale sicurezza urbana. Questa riflessione pone l'accento sul rischio che l'indebolimento dei diritti dei migranti possa compromettere la coesione del tessuto sociale italiano.