Libia. Per fermare i migranti l’Ue finanzia Bengasi
Matthias Monroy
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Il Manifesto (originale: quotidiano tedesco Nd)
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Riassunto
L'Italia e l'Unione Europea prevedono di istituire a Bengasi un nuovo centro di comando marittimo e infrastrutture di sorveglianza per la guardia costiera della Libia orientale. L'iniziativa, finanziata dal Fondo europeo per la pace tramite la missione Irini, mira a coordinare i respingimenti dei migranti ('pullback') delegando l'azione alle autorità locali per aggirare i vincoli legali della Corte europea dei diritti dell'uomo. Il progetto solleva gravi preoccupazioni umanitarie poiché potrebbe legittimare milizie locali già accusate di torture e violazioni dei diritti umani. Questa strategia evidenzia la controversa tendenza dell'UE verso l'esternalizzazione delle frontiere in contesti di instabilità politica.
Il governo egiziano ha annunciato il rilascio di centinaia di connazionali detenuti in Libia, frutto di complessi negoziati diplomatici in un 2025 segnato da migliaia di rimpatri e centinaia di morti in mare. L'articolo evidenzia come la Libia rimanga uno snodo critico e pericoloso, dove i migranti egiziani subiscono violenze sistemiche, sequestri e sfruttamento da parte delle milizie locali. Nonostante il rafforzamento dei controlli costieri in Egitto, i flussi si sono spostati verso rotte terrestri clandestine attraverso il deserto, alimentando reti criminali radicate. Questa situazione drammatica sottolinea l'urgenza di una stabilizzazione politica della Libia per porre fine a un ciclo incessante di abusi e tragedie umane.
La Corte Costituzionale è chiamata a decidere sulla legittimità del trattenimento fino a 48 ore, senza titolo legale, dei richiedenti asilo riportati in Italia dai centri in Albania. La questione nasce dai dubbi sollevati dalla Cassazione circa la possibile violazione dell'articolo 13 della Costituzione sulla libertà personale durante i trasferimenti a catena. Nonostante le critiche giuridiche, il Ministro Piantedosi ha difeso il progetto definendolo una battaglia di civiltà e annunciando la piena operatività dei centri da giugno. Questo caso evidenzia una tensione significativa tra le procedure accelerate di frontiera e le garanzie costituzionali fondamentali.
L'Associazione Nazionale Magistrati lancia l'allarme sul rischio di collasso del sistema giudiziario italiano a causa dell'imminente esaurimento dei fondi PNRR e della mancanza di piani per stabilizzare il personale precario. La situazione appare particolarmente critica per le sezioni immigrazione, già sovraccariche per l'aumento dei ricorsi e per le nuove procedure accelerate previste dal Patto UE migrazione e asilo. Il governo è accusato di non aver fornito risorse o indicazioni adeguate per gestire l'impatto di queste riforme sul comparto giudiziario. Questa situazione evidenzia una criticità strutturale che mette a rischio l'efficacia della giustizia e la tutela dei diritti fondamentali in Italia.