Migranti. Anm: il Patto europeo su migrazione e asilo a rischio crac

Riassunto

L'Associazione Nazionale Magistrati lancia l'allarme sul rischio di collasso del sistema giudiziario italiano a causa dell'imminente esaurimento dei fondi PNRR e della mancanza di piani per stabilizzare il personale precario. La situazione appare particolarmente critica per le sezioni immigrazione, già sovraccariche per l'aumento dei ricorsi e per le nuove procedure accelerate previste dal Patto UE migrazione e asilo. Il governo è accusato di non aver fornito risorse o indicazioni adeguate per gestire l'impatto di queste riforme sul comparto giudiziario. Questa situazione evidenzia una criticità strutturale che mette a rischio l'efficacia della giustizia e la tutela dei diritti fondamentali in Italia.

di Giansandro Merli
Il Manifesto, 20 gennaio 2026
Con la fine dei fondi del Pnrr la giustizia rischia un ritorno al passato. L’associazione nazionale dei magistrati chiede un’audizione alla Commissione Ue: il governo è inadempiente. La situazione peggiore nelle sezioni specializzate in immigrazione. Nella sua strategia anti-migranti il governo Meloni ha scommesso tutto sul Patto Ue migrazione e asilo, in vigore dal prossimo giugno. Dovrebbe aumentare il controllo sui richiedenti protezione, semplificare le deportazioni, sbloccare i centri in Albania. Oltre alla sua dubbia compatibilità con le norme sovraordinate che tutelano i diritti fondamentali, tutta da verificare, il Patto rischia di creare problemi anche rispetto all’ingolfamento del comparto giudiziario che si occupa di asilo.
L’allarme è contenuto in una relazione dell’Associazione nazionale magistrati (Anm). Il documento è alla base di una richiesta di audizione inoltrata alla Commissione europea perché, dopo i buoni risultati ottenuti su riduzione dei procedimenti arretrati e durata dei processi, il sistema è a rischio collasso. L’accelerazione era stata ottenuta grazie ai fondi del Pnrr, che in materia di giustizia fissava questo obiettivo per aumentare la fiducia degli investitori. Con i soldi Ue è stato creato l’Ufficio per il processo che ha visto l’assunzione di 10mila funzionari per sostenere i giudici nelle attività preparatorie dei procedimenti. Così, si legge nella relazione, la giustizia italiana ha scalato le classifiche sul tasso di smaltimento dei processi civili e commerciali e ridotto del 25% la durata di quelli penali.
Al 31 ottobre 2025, però, i funzionari dell’Upp erano scesi di oltre mille unità. E la tendenza è in aumento vista la situazione di precarietà. Tra sei mesi i fondi Ue finiranno e di stanziamenti nazionali per stabilizzazioni o nuove assunzioni non si ha notizia. Per l’Anm i tribunali potrebbero presto trovarsi “in una situazione deteriore rispetto all’inizio del Pnrr” e “dissipare i risultati raggiunti dal progetto”.
L’allarme più forte suona per le sezioni specializzate in immigrazione. Anche queste hanno incrementato le loro capacità grazie all’Upp, ma negli ultimi tre anni sono state investite da un carico di lavoro senza precedenti. Nel 2024 le cause sono aumentate del 65% (+25mila) e ancora del 21% nel primo semestre 2025 (+6mila). Da un lato pesa il fiume di richieste di cittadinanza avanzate da discendenti sudamericani di avi italiani (che la recente riforma dovrebbe arginare). Dall’altro la crescita delle cause legate alla protezione internazionale.
E qui non conta tanto l’altalenante andamento degli sbarchi, quanto le novità in sede di Commissioni territoriali, quelle che per prime esaminano la domanda di protezione. Il governo ci ha investito, così hanno potuto prendere 85mila decisioni nel 2024 contro le 25mila dell’anno precedente. Nello stesso biennio hanno fatto crollare i tassi di accoglimento dell’asilo al 19% dal 41%. Le norme non sono cambiate, ma evidentemente è cambiato l’indirizzo politico di organi che dipendono dal Viminale.
A pagarne le conseguenze sono soprattutto i cittadini migranti, che si vedono negato l’asilo e per far valere i propri diritti devono rivolgersi ai tribunali con una valanga di ricorsi. Su questa dinamica pesano anche le tempistiche delle procedure accelerate di frontiera: sette giorni per l’esame della commissione e 28 fino alla sospensiva del giudice. Se i termini non sono rispettati parte l’impugnazione che richiede varie scartoffie ma poi viene accolta automaticamente. Una sentenza delle Sezioni unite del 2024 stabilisce che se lo Stato tarda si deve tornare alla procedura ordinaria (che offre maggiori garanzie al richiedente). Cosa accadrà con il Patto Ue? Gli iter accelerati potranno durare fino a 180 giorni, ma il governo Meloni si è impegnato a realizzarne 8mila l’anno, il 26% del totale Ue. Cresceranno rapidamente ed è certo che complicheranno la vita a migliaia di persone. Come andranno gestiti dai giudici, invece, resta un mistero: l’Anm denuncia che il governo non ha ancora comunicato nulla.