Roma. “Naba”, dalle carceri alle strutture di accoglienza: l’arte come strumento d’inclusione
Redazione askanews
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Riassunto
Il progetto artistico 'Venus', promosso dalla Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti insieme all'artista Joana Vasconcelos, coinvolge gli studenti della NABA in laboratori creativi presso contesti di fragilità, inclusi il carcere di Rebibbia e vari ospedali. L'iniziativa mira a favorire l'inclusione sociale e il dialogo attraverso la produzione di manufatti che comporranno un'opera installativa esposta a Roma dal 18 gennaio. Grazie alla collaborazione con partner come la Fondazione Severino, l'attività ha offerto alle donne detenute e ad altre persone vulnerabili un'importante occasione di ascolto e relazione. Questo progetto evidenzia il valore della pratica artistica come strumento fondamentale per il riscatto sociale e l'umanizzazione dei luoghi di detenzione e cura.
L'articolo descrive come il lavoro a maglia e l'uncinetto siano diventati strumenti significativi di riabilitazione nei penitenziari italiani, offrendo ai detenuti un modo per gestire la monotonia della reclusione. Attraverso laboratori come quelli di Salerno e Milano-Bollate, il fare manuale permette di trasformare l'attesa passiva in un'azione creativa che restituisce un senso di autonomia e continuità. Questa pratica non è solo un passatempo, ma una trasformazione culturale che ridefinisce l'identità maschile e il rapporto con il tempo dietro le sbarre. L'iniziativa evidenzia l'importanza di integrare attività che favoriscano la dignità umana e la riappropriazione del proprio tempo nel sistema carcerario.
Luciana Delle Donne, fondatrice di Officina creativa, promuove il reinserimento sociale delle detenute attraverso il marchio 'Made in Carcere', che trasforma scarti tessili in prodotti di moda. L'iniziativa mira ad abbattere la recidiva offrendo stipendi, competenze professionali e una nuova consapevolezza di sé alle donne coinvolte. Grazie al progetto 'BIL – benessere interno lordo', questo modello di impresa sociale si sta diffondendo in tutta Italia, puntando sulla bellezza e sulla solidarietà come strumenti di cambiamento. L'esperienza evidenzia come il lavoro dignitoso sia il pilastro fondamentale per la riabilitazione penale e il risparmio di risorse pubbliche.
L'articolo descrive un'assemblea nazionale a Roma promossa da Arci e altre organizzazioni per denunciare le condizioni drammatiche delle carceri italiane, segnate da un grave sovraffollamento e un alto numero di suicidi. Viene lanciato un appello al Parlamento per provvedimenti di clemenza e per una trasformazione del sistema che privilegi la dignità umana e le misure alternative alla detenzione. L'autore sottolinea l'importanza di investire in attività culturali e sociali come strumenti di riabilitazione per abbattere la recidiva e rispettare il dettato costituzionale. Questa situazione evidenzia l'urgenza di una riforma strutturale che ponga fine ai trattamenti inumani e degradanti denunciati anche dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.