Venezia. Perché lo spettacolo “Parole e musica per la Gabbianella”

Riassunto

L'associazione 'La Gabbianella' annuncia lo scioglimento dopo oltre 25 anni di attività dedicati alla tutela dei minori e al sostegno della genitorialità in carcere. L'organizzazione ha promosso riforme per le adozioni, garantito istruzione ai figli delle detenute e collaborato con i servizi sociali per prevenire la dispersione scolastica. Nonostante l'importante contributo culturale e la firma di protocolli istituzionali, la mancanza di ricambio generazionale e le difficoltà di collaborazione con le istituzioni hanno portato alla chiusura definitiva. Questa fine evidenzia la fragilità del volontariato italiano e il rischio di perdere presidi fondamentali per i diritti dei bambini legati al mondo penitenziario.

di Carla Forcolin
Ristretti Orizzonti, 26 gennaio 2026
Le associazioni sono un corpo vivo e come tale nascono, crescono, vivono trasformazioni e ogni tanto muoiono. Nel nostro paese questo succede difficilmente, ma la Gabbianella si scioglierà davvero. La sottoscritta, che l’ha fondata, non voleva che si sciogliesse senza che una parola fosse spesa in merito a quello che l’Associazione ha fatto in più di 25 anni di vita. Per lungo tempo, il lavoro volontario della Gabbianella si è svolto quotidianamente, tenacemente, appassionatamente, con obiettivi chiari: rendere possibile l’adozione anche a chi non era sposato; permettere ai bambini che passavano dall’affidamento all’adozione di rimanere, se nel loro interesse, nella famiglia in cui già si trovavano o almeno di mantenere dei rapporti con chi li aveva cresciuti; reperire e formare famiglie affidatarie; far uscire ogni giorni di prigione i bimbi, figli delle detenute, per andare alla scuola dell’infanzia o a svolgere delle attività educative o solo ricreative nel territorio circostante; sostenere padri e madri detenuti nella loro genitorialità; dare ai ragazzi affidati all’USSM (ufficio del Servizio Sociale per minorenni) nuove opportunità attraverso il contatto con la montagna, per sviluppare l’autostima, la socialità e nuovi interessi; lavorare con le famiglie più in difficoltà del territorio per prevenire abbandoni scolastici e favorire l’inserimento nella nostra realtà; ecc.
Accanto a questo lavoro concreto c’è stato quello culturale volto a far conoscere ai nostri parlamentari la realtà del paese attraverso la pubblicazione di libri, articoli, convegni, petizioni.
Per 16 anni l’Associazione è stata presente nel carcere femminile, non solo per i bambini, ma anche per le mamme. Dapprima invitata e sostenuta dal Comune, che finanziava gli accompagnamenti, poi da sola, senza finanziamenti, perché il Comune era in difficoltà.
Per quei bambini, indirettamente detenuti, ha stimolato la regolamentazione interistituzionale delle attività che si dovevano fare per proteggerli e prevenire che anch’essi vivessero in modo irregolare in futuro. Dal suo impegno, oltre che da quello dell’allora Garante Regionale dei diritti dei detenuti e dei bambini e delle altre istituzioni (Comune, Questura, Direzione del carcere e dell’Uiepe, Tribunale per i Minorenni, ecc.) è uscito il “Protocollo interistituzionale d’Intesa”, firmato nel Tribunale per i Minorenni.
Sembrava che così tutto dovesse funzionare meglio, ma non fu così e quando si trattò di applicare le regole scritte e firmate tutti insieme, le Istituzioni lasciarono sola l’Associazione. Fu l’epoca dell’amarezza e dei maltrattamenti istituzionali, a cui seguì la disdetta ufficiale dagli accordi da parte dell’Associazione e il ritorno dal carcere al territorio.
E sul territorio trovammo ancora bambini piccoli da accompagnare alla scuola materna, ancora bambini che non vi andavano perché i genitori - ammalati, stranieri, con difficoltà varie - non potevano accompagnarli, questa volta in una rinnovata collaborazione con i Servizi Sociali Territoriali. Fu un progetto utile. Infine ci fu il lavoro con i minorenni autori di reato, ragazzi che spesso avevano avuto il padre in prigione, a chiudere il cerchio. Quel cerchio o circolo vizioso che si dovrebbe spezzare, che è tanto difficile rompere. “La gabbianella” ci ha provato! Ma non riesce ad andare oltre, perché le manca il ricambio generazionale. Si spera di passare il testimone ad altri, più giovani e altrettanto motivati.