Goffredo Buccini analizza la crisi del diritto internazionale, osservando come le norme globali cedano sistematicamente di fronte agli interessi delle potenze dominanti. L'autore, scrivendo per il Corriere della Sera, evidenzia l'approccio dell'amministrazione Trump e le ipocrisie storiche di attori come Russia e Cina, sottolineando che senza potere coercitivo i trattati internazionali rischiano di diventare irrilevanti. Il ritorno alla realpolitik e alle sfere d'influenza suggerisce un regresso verso un ordine mondiale governato dalla forza anziché da regole condivise. Questo scenario mette in luce una fragilità strutturale del sistema internazionale che richiede una riflessione urgente sulla reale tenuta della legalità globale.
Gianni Oliva analizza la crisi del diritto internazionale, segnalando il passaggio da un sistema di regole collettive nate dopo il 1945 a un ritorno alla pura legge del più forte. L'autore critica duramente l'approccio di Donald Trump, accusandolo di smantellare ottant'anni di diplomazia e istituzioni attraverso azioni unilaterali e una retorica basata sulla supremazia militare. Questo scenario umilia lo sforzo etico delle generazioni passate e sostituisce il confronto democratico con l'arbitrio di chi possiede gli arsenali più potenti. L'articolo conclude invitando l'opinione pubblica e la politica alla partecipazione attiva come unico contrappeso necessario all'uso della forza, richiamando l'urgenza di non restare indifferenti di fronte a questi cambiamenti straordinari.
L'articolo analizza le conseguenze dell'attacco statunitense in Venezuela, mettendo in guardia contro la tentazione di dichiarare la fine definitiva del diritto internazionale a favore della forza. Tommaso Greco sostiene che arrendersi alla "legge del più forte" favorisca solo chi viola le regole, ricordando che il diritto dipende dalla volontà e dai comportamenti di chi deve applicarlo. L'autore invita l'Europa a non cedere alla logica del riarmo, ma a farsi custode del patrimonio giuridico globale per ripristinare un ordine basato sulle regole. Questa riflessione evidenzia la necessità di non legittimare la violenza come unico strumento di regolazione dei conflitti globali.
Nell'intervista il giurista Gustavo Zagrebelsky analizza l'attuale disordine mondiale, interpretando la megalomania di Donald Trump come un segno di fragilità supportato da un sistema di interessi economici diventato ideologia. Zagrebelsky critica duramente l'erosione del diritto internazionale e la mercificazione della politica, dove persino la sovranità degli Stati sembra subordinata a logiche di compravendita. L'autore sottolinea l'imprevedibilità della geopolitica e avverte che le crisi attuali sono spesso filtrate attraverso i nostri pregiudizi e paure. Questa riflessione mette in guardia contro un ritorno a forme di colonialismo economico che minacciano seriamente la stabilità delle democrazie liberali.