Umbria. “Manca lo Spazio Giallo, la visita di genitori detenuti è un trauma per i bambini”
Riassunto
L'articolo evidenzia l'assenza in Umbria dello 'Spazio Giallo', un'area dedicata all'accoglienza dei figli dei detenuti già attiva in molte altre regioni italiane per mitigare l'impatto traumatico delle visite in carcere. Sebbene esistano collaborazioni tra istituti penitenziari e servizi sanitari locali, mancano ancora strutture formali che proteggano i minori dal rigore dei controlli di sicurezza. Il Terzo Settore e il Garante regionale sollecitano l'attuazione di percorsi specifici a Perugia e Terni, in linea con la Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti. Ciò sottolinea la necessità di umanizzare i processi penitenziari per tutelare i legami familiari e il benessere psicologico dei più piccoli.
umbria24.it, 12 gennaio 2026
Esiste invece in molte altre Regioni. Lo chiede il Terzo Settore. I controlli di sicurezza all’ingresso dei penitenziari sono identici per tutti, ma per i bambini che accompagnano un genitore detenuto rappresentano spesso il primo impatto con un ambiente percepito come rigido e poco accogliente. A livello nazionale, l’associazione Bambini senza sbarre ha evidenziato quanto questo momento possa essere delicato e come sia importante offrire spazi di supporto che accompagnino i minori prima e dopo l’incontro con il genitore ristretto. In varie regioni italiane sono stati allestiti luoghi come lo “Spazio Giallo”, pensati per accogliere i bambini e offrire un sostegno psicologico adeguato prima e dopo i colloqui. Ma qual è la situazione in Umbria?
A livello nazionale, Bambini senza sbarre stima che siano circa 100 mila i minori che annualmente incontrano un genitore in carcere, corrispondenti a poco meno di 28 mila detenuti genitori su oltre 63 mila complessivi. Il peso di questa realtà è significativo: quasi la metà degli uomini detenuti ha almeno un figlio, mentre nelle donne la percentuale sale al 60‑65 per cento, evidenziando come la genitorialità sia una dimensione strutturale dell’esperienza carceraria.
In Umbria non esiste, al momento, uno ‘Spazio Giallo’ come quello di San Vittore o alla Casa Gialla di Milano. Il “Sistema Spazio Giallo” oggi è attivo in molte regioni italiane, tra cui Lombardia, Piemonte, Toscana, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Tuttavia, alcune pratiche di accoglienza dei minori in visita presso gli istituti umbri sono già in atto grazie alla sinergia tra servizi penitenziari, servizi socio‑educativi regionali e associazioni del territorio. Nei colloqui per le visite, in particolare nelle giornate dedicate alle famiglie, viene garantita la presenza di spazi riservati e percorsi differenziati che consentono di minimizzare l’esposizione dei bambini alle aree di transito e controllo più severe.
Le direzioni dei penitenziari umbro‐ternani hanno inoltre avviato, negli ultimi anni, una collaborazione con i servizi territoriali dei dipartimenti di salute mentale e le unità di neuropsichiatria infantile delle Asl per garantire una continuità di tutela ai minori che vivono percorsi di fronteggiamento di ansia, paura o traumi legati alla condizione del genitore ristretto. Queste iniziative, seppure non uniformi su tutto il territorio regionale, sono state riconosciute anche nelle relazioni periodiche dei garanti regionali per l’infanzia e l’adolescenza.
Nel 2014 è stata sottoscritta la Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti tra il ministero della Giustizia, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e Bambini senza sbarre. Questo documento sancisce il diritto dei minori a mantenere un legame affettivo stabile con il genitore ristretto e riconosce anche il diritto alla genitorialità delle persone detenute. Tra le misure concrete previste vi sono la formazione specifica per il personale penitenziario, l’istituzione di spazi dedicati ai colloqui e la promozione di modalità di incontro compatibili con le esigenze dei figli. L’ultima versione della Carta risale al dicembre 2021 e in Umbria è oggetto di monitoraggio da parte del Garante regionale dell’infanzia, che segnala la necessità di un rinnovo e una specifica declinazione regionale del documento.
Le esperienze di altre regioni, come lo Spazio Giallo a Milano o a San Vittore, mostrano quanto possano essere efficaci interventi mirati di “accoglienza leggera” e supporto psicologico nella riduzione dell’ansia dei bambini e nella promozione della continuità affettiva. In Umbria, l’idea di istituire spazi analoghi nelle strutture di Perugia e Terni è stata più volte discussa da associazioni del terzo settore e dalle istituzioni regionali, ma finora non è stata ancora formalmente attuata. Una delle proposte in via di valutazione riguarda la creazione di un’area protetta per i colloqui famigliari, allestita con personale formato per accogliere minori e caregiver, in un ambiente separato dalle aree di controllo. Questo modello potrebbe potenzialmente ridurre lo stress legato ai controlli e favorire la serenità del colloquio tra genitore e figlio.