Giustizia, la spinta del Pnrr non basta per accelerare i tempi: arrancano i tribunali
Riassunto
Nonostante le risorse del PNRR, gli obiettivi di riduzione dei tempi della giustizia in Italia restano lontani, con il parametro del 'disposition time' fermo al 20% contro il 40% previsto. La situazione è particolarmente critica in Veneto, dove tribunali come quello di Venezia registrano un aumento dei procedimenti pendenti sia nel settore civile che in quello penale. Il termine dei contratti del personale di supporto a giugno 2026 rischia di riportare il sistema al collasso, rendendo urgenti la stabilizzazione del personale e nuovi investimenti nelle piante organiche di magistrati e cancellieri. Questa situazione mette in luce la fragilità strutturale della macchina giudiziaria italiana e la difficoltà di allinearsi agli standard europei senza riforme permanenti.
Corriere del Veneto, 12 gennaio 2026
Nonostante le risorse straordinarie, restano lontani gli obiettivi fissati sulla riduzione dei tempi per i processi. Non bastano nemmeno gli addetti di supporto arrivati grazie al Pnrr per smaltire gli arretrati e accelerare i tempi della giustizia nei tribunali. Nonostante gli ingressi di quasi diecimila operatori, decine di persone nelle diverse sedi territoriali fra amministrativi all’ufficio del processo e magistrati aggiuntivi (anche da remoto), i procedimenti civili stanno iniziando ad arrancare e, nel settore penale, le criticità sono già emerse. La giustizia non riesce a colmare carenze datate di cancellieri e magistrati e così i paletti messi dal Pnrr per portare l’Italia al livello degli altri Paesi europei rischiano di non essere rispettati: è previsto che il tempo dei procedimenti venga ridotto del 40%, al momento è solo di circa il 20% (è il parametro del disposition time).
I numeri - La fotografia è nei numeri ufficiali. Gli ultimi dati del ministero della Giustizia evidenziano che, in particolare, il tribunale di Venezia è in grande sofferenza: invece di diminuire, i procedimenti pendenti per esecuzioni e procedure concorsuali sono aumentati fra il 2022 e il 2025, il contenzioso ordinario è praticamente triplicato, e nel settore penale i pendenti sono aumentati di quasi settemila fra il 2021 e il 2025. Nelle altre province venete la situazione è più gestibile, in alcune sedi l’arretrato è stato in parte snellito, ma potrebbe non essere così ancora a lungo: gli operatori in più arrivati con il Pnrr il 30 giugno termineranno il loro servizio. E si tornerà allo stato precedente.
Nel penale - Per quanto riguarda le procedure concorsuali, il tribunale di Vicenza non è riuscito a definire tutti i procedimenti avviati né l’anno scorso, né nei primi sei mesi del 2025. Per i contenziosi ordinari del civile, Padova e Verona sono stati in “rosso” nel 2024 (significa che rispetto alle procedure in entrata, ne vengono smaltite di meno e si va quindi in accumulo), Belluno e Vicenza sono registrati in “rosso” nel 2024 e a inizio 2025, Venezia per tre anni di seguito. Il settore che desta più preoccupazione è il penale: nel 2023 l’unico tribunale “carente” è stato Treviso, che poi però ha recuperato; nel 2024 i tribunali in sofferenza sono stati quattro, Padova, Venezia, Verona e Vicenza; nel primo semestre 2025 i nodi irrisolti sono cinque a Belluno, Padova, Rovigo, Venezia e Vicenza. I procedimenti penali, infatti, sono più lenti e non perfettamente scandagliati come quelli civili. Per esempio, tornando a Vicenza, i due maxi processi Miteni e Banca Popolare di Vicenza hanno aggravato la situazione già carente. E così anche il “semaforo verde” del civile, finita la sbornia da Pnrr con fondi e personale all’ufficio del processo, rischia di tornare in rosso accumulando ritardi e arretrati: così, sarà molto difficile mantenere le promesse fatte all’Europa. Per raggiungere gli obiettivi del Pnrr servono ancora sforzi.
Riflette Alessandro Moscatelli, presidente dell’Ordine degli avvocati di Vicenza: “Gli addetti all’ufficio del processo hanno oggettivamente aiutato il regolare svolgimento dell’attività dei tribunali in questi ultimi anni. È necessario che rimangano all’interno dei tribunali, magari definendo meglio le loro funzioni. Le conseguenze di una mancata conferma a giugno per un ufficio come quello di Vicenza, che già versa in una situazione critica in ordine agli organici, sarebbero deleterie”. Le stabilizzazioni, pur necessarie, saranno un “pannicello caldo” secondo Tommaso Bortoluzzi, presidente dell’Ordine degli avvocati di Venezia: “Non sono figure di cancelleria e non possono svolgere funzioni giudicanti. Per capire le sofferenze del tribunale di Venezia dobbiamo ricordare la competenza distrettuale per l’immigrazione e le cittadinanze che drenano forze e risorse. C’è il rischio che Venezia non rimanga nei parametri: bisogna coprire presto le piante organiche con personale esperto e formato. Per una riforma vera della giustizia occorre aprire il borsellino e mettere dei soldi sul comparto”.
Commenta Caterina Santinello, presidente del tribunale di Padova: “Quando terminerà il servizio del personale arrivato con il Pnrr, aumenterà una sofferenza già presente. Sicuramente questi addetti sono stati essenziali fino ad ora, ma ancora non sappiamo niente delle stabilizzazioni che abbiamo richiesto. E ho già l’impressione che, chi verrà stabilizzato, non sarà a sostegno della magistratura, dove abbiamo bisogno, ma verrà incamerato nelle cancellerie per mansioni ordinarie e torneremo alla carenza di prima. A Padova ci sono quattro giudici in meno: è da questo che bisogna iniziare, dalle piante organiche ordinarie. Ma per rispettare i parametri dell’Europa abbiamo bisogno di organici pieni e proporzionati ai carichi”.
In commissione giustizia - Della situazione si sta occupando in commissione giustizia anche Erika Stefani, senatrice leghista e avvocata vicentina: “Siamo partiti da una base molto importante di carenza di organici e, nonostante l’apporto del personale aggiuntivo del Pnrr ci sono alcuni organi, come le corti d’appello, con una sofferenza molto difficile. Entro i primi tre mesi del 2026 entreranno in servizio circa 2.500 assistenti giudiziari e 400 funzionari Unep, figure extra Pnrr, e cento dirigenti di seconda fascia entro metà 2026. Oltre a questo, verrà stabilizzato un numero di addetti dell’ufficio del processo fra le 3 mila e le 6 mila unità. Per gli organici della magistratura ci sono molti concorsi aperti. L’obiettivo del governo è affrontare una prima sistemazione degli organici ascoltando i territori”.