Giustizia, la spinta del Pnrr non basta per accelerare i tempi: arrancano i tribunali
Silvia Madiotto
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Corriere del Veneto
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Riassunto
Nonostante le risorse del PNRR, gli obiettivi di riduzione dei tempi della giustizia in Italia restano lontani, con il parametro del 'disposition time' fermo al 20% contro il 40% previsto. La situazione è particolarmente critica in Veneto, dove tribunali come quello di Venezia registrano un aumento dei procedimenti pendenti sia nel settore civile che in quello penale. Il termine dei contratti del personale di supporto a giugno 2026 rischia di riportare il sistema al collasso, rendendo urgenti la stabilizzazione del personale e nuovi investimenti nelle piante organiche di magistrati e cancellieri. Questa situazione mette in luce la fragilità strutturale della macchina giudiziaria italiana e la difficoltà di allinearsi agli standard europei senza riforme permanenti.
Il sistema giudiziario del Veneto affronta gravi criticità, tra cui una cronica carenza di organico e un preoccupante sovraffollamento carcerario che ha portato a nove suicidi nell'ultimo anno. Nonostante il raggiungimento degli obiettivi del PNRR, magistrati e avvocati esprimono forte dissenso verso la riforma Nordio, lamentando la scarsa attrattività della regione per i giovani magistrati. Il governo difende il proprio operato citando nuove assunzioni e interventi per l'edilizia penitenziaria, ma la macchina della giustizia resta rallentata da disfunzioni strutturali e carenze nei tribunali minori. Questa situazione evidenzia la necessità di un potenziamento concreto delle risorse per garantire l'efficacia del sistema e il rispetto dei diritti umani nelle carceri.
L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha richiesto un’audizione alla Commissione Europea per denunciare il rischio di collasso della giustizia italiana dovuto al mancato rispetto degli impegni del PNRR. Il sindacato contesta l’assenza di piani concreti per stabilizzare i 10.000 funzionari addetti all’Ufficio per il processo, molti dei quali stanno abbandonando il settore per altre opportunità lavorative. Secondo l'ANM, questa carenza di personale mette a rischio il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei tempi dei processi civili concordati con l'Unione Europea. Questa situazione evidenzia una criticità strutturale nel consolidamento delle riforme necessarie a garantire l'efficienza del sistema giudiziario italiano.
Il processo penale telematico in Italia continua a subire rallentamenti a causa di gravi malfunzionamenti tecnici e applicativi ancora definiti allo stato embrionale. Nonostante le scadenze del PNRR, i tribunali di Napoli e Roma hanno posticipato l'obbligatorietà del deposito digitale al giugno 2026 per evitare il collasso delle attività giudiziarie. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha espresso forte prudenza, avvertendo che un'informatizzazione prematura rischierebbe di paralizzare la macchina della giustizia invece di renderla più efficiente. Questa situazione mette in luce la profonda crisi tra le ambizioni di digitalizzazione e la realtà delle infrastrutture tecnologiche nel sistema penale italiano.