Rossanda, Pintor e la gloriosa storia garantista della “gauche”
Tiziana Maiolo
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Il Dubbio
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Riassunto
L'articolo analizza la storica divisione della sinistra italiana sul tema della giustizia, contrapponendo il garantismo 'eretico' de 'Il Manifesto' all'ortodossia giustizialista del PCI. L'autrice ripercorre eventi chiave come il sequestro Moro e il processo '7 aprile', denunciando l'uso di teoremi giudiziari fallimentari e la rinuncia ai diritti individuali in nome della ragion di Stato. Emerge una critica profonda verso un sistema che, storicamente, ha talvolta preferito la fermezza politica alla salvaguardia delle garanzie processuali. Questa riflessione mette in luce l'importanza del garantismo come baluardo fondamentale contro le possibili derive del sistema giudiziario italiano.
L’articolo analizza la strategia legislativa del governo Meloni, caratterizzata da continui pacchetti sicurezza dettati dall'emergenza della cronaca, come nel caso dei recenti scontri a Torino. Tra le proposte più controverse emergono il fermo preventivo di 12 ore e lo scudo penale, misure che sollevano forti dubbi di costituzionalità e inaspriscono il rapporto con la magistratura. Secondo l'autrice, questo approccio rischia di trasformare il diritto penale da strumento di garanzia a mezzo di repressione ideologica contro categorie specifiche di individui. Tale scenario evidenzia una criticità profonda per la tenuta democratica e la salvaguardia dello Stato di diritto in Italia.
A Firenze si è tenuta un'iniziativa di esponenti del centrosinistra a favore della separazione delle carriere dei magistrati, sostenendo il «Sì» al referendum sulla legge Nordio. L'evento mette in luce la storica spaccatura nella sinistra italiana tra l'anima giustizialista e quella garantista, quest'ultima rappresentata da figure autorevoli come Augusto Barbera e Cesare Salvi. I sostenitori della riforma vedono nel provvedimento il necessario completamento della riforma Vassalli del 1989 per garantire un maggiore equilibrio tra accusa e difesa. Questa mobilitazione evidenzia come il tema della giustizia rimanga uno dei nodi più complessi e divisivi per l'identità politica del Partito Democratico e dei suoi alleati.
L'autore analizza l'evoluzione del diritto penale sotto il governo Meloni, descrivendolo come un sistema che oscilla tra la repressione dei soggetti marginali e l'indulgenza verso i colletti bianchi. Rossi critica il ricorso sistematico alla decretazione d'urgenza e l'inasprimento delle pene, denunciando una deriva verso un "diritto penale massimo" che genera insicurezza giuridica invece di vera tutela sociale. L'articolo evidenzia come queste tendenze riflettano un progetto politico illiberale volto a centralizzare il potere e a indebolire l'indipendenza della magistratura. Questo scenario mette in luce una sfida cruciale per la tenuta dei principi democratici e dei valori dell'Illuminismo giuridico in Italia.