Roma. La vita dei detenuti di Rebibbia in mostra (dentro al carcere romano)
Nicolò Zambelli
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Il Foglio
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Riassunto
Presso il carcere di Rebibbia è stata inaugurata la mostra fotografica “Un mondo alla rovescia”, un progetto di Hyperlocal che documenta la vita quotidiana e le storie di circa venti detenuti. L'iniziativa punta a creare un ponte tra l'istituto penitenziario e il mondo esterno, sensibilizzando la cittadinanza sulle realtà umane che popolano la struttura. All'evento ha partecipato anche Stefano Anastasia, garante dei detenuti del Lazio, il quale ha ribadito la necessità di superare i pregiudizi per favorire un reale reinserimento sociale. Questo progetto evidenzia l'importanza di percorsi rieducativi che restituiscano dignità ai detenuti e li preparino al futuro fuori dalle sbarre.
Il Garante del Lazio Stefano Anastasìa ha inaugurato a Rebibbia il progetto “Un mondo alla rovescia”, un'iniziativa di Hyperlocal che racconta la quotidianità carceraria attraverso foto, testimonianze e un documentario di Alain Parroni. Le opere esplorano il legame sensoriale tra i detenuti e la città esterna, evidenziando temi critici come il sovraffollamento e la speranza nonostante le difficoltà strutturali. La mostra, ora installata permanentemente nel cortile del carcere, punta a sensibilizzare l'opinione pubblica sulle reali condizioni di vita negli istituti di pena. Questo progetto mette in luce l'urgenza di un intervento strutturale per migliorare la dignità e la vivibilità del sistema penitenziario italiano.
Il magazine Hyperlocal ha dedicato un numero speciale al carcere di Rebibbia, raccogliendo testimonianze dirette e immagini che raccontano la vita quotidiana all'interno del penitenziario romano. Attraverso un lavoro durato due mesi, giornalisti e artisti hanno esplorato il confine tra il mondo esterno e la realtà sospesa dei detenuti, documentando storie di riscatto come quella di Alessandro, primo detenuto in Italia a conseguire un dottorato. Il progetto è diventato una mostra esposta sia alla fermata della metropolitana di Rebibbia che all’interno del cortile del carcere stesso. Questa iniziativa evidenzia l'importanza di superare l'isolamento sociale delle carceri, promuovendo una narrazione più umana e integrata del sistema penitenziario italiano.
La Casa circondariale di Rebibbia sta affrontando un'emergenza critica con un tasso di sovraffollamento del 156%, arrivando a ospitare 1.671 detenuti a fronte di soli 1.071 posti disponibili. I Garanti Stefano Anastasìa e Valentina Calderone denunciano condizioni precarie, con stanze comuni trasformate in celle spoglie a seguito del trasferimento di detenuti dal carcere di Regina Coeli. Nonostante i piani per un nuovo padiglione risalgano al 2010, i lavori restano bloccati in un contesto di crescita costante della popolazione carceraria nazionale. Questa situazione evidenzia l’urgenza di interventi strutturali immediati per garantire la dignità e i diritti fondamentali nel sistema penitenziario italiano.