Roma. Come vivono i detenuti a Rebibbia? “Qui combatti contro il tuo carattere”
Riassunto
Il magazine Hyperlocal ha dedicato un numero speciale al carcere di Rebibbia, raccogliendo testimonianze dirette e immagini che raccontano la vita quotidiana all'interno del penitenziario romano. Attraverso un lavoro durato due mesi, giornalisti e artisti hanno esplorato il confine tra il mondo esterno e la realtà sospesa dei detenuti, documentando storie di riscatto come quella di Alessandro, primo detenuto in Italia a conseguire un dottorato. Il progetto è diventato una mostra esposta sia alla fermata della metropolitana di Rebibbia che all’interno del cortile del carcere stesso. Questa iniziativa evidenzia l'importanza di superare l'isolamento sociale delle carceri, promuovendo una narrazione più umana e integrata del sistema penitenziario italiano.
“Devi combattere con il tuo carattere”. “Sento gli autobus sulla via Tiburtina, ma non vedo quasi nulla”. La vita in carcere è fatta di attese, di silenzi, di immaginare il mondo fuori e un futuro che sembra lontano. A raccontarla, in prima persona, sono le voci dei detenuti raccolte da Hyperlocal, magazine che racconta luoghi e quartieri unici nel mondo globalizzato e che ha dedicato un numero al penitenziario di Rebibbia, a Roma, una delle carceri con più capienza in Italia oltre che il penitenziario femminile più grande d’Europa. I giornalisti sono stati per due mesi a contatto con i detenuti, le foto e i testi realizzati sono stati esposti in una mostra con 20 manifesti fuori dalla fermata metro di Rebibbia e poi all’interno dello stesso penitenziario, nel cortile che viene usato per l’ora d’aria.
Le storie dei detenuti - A Rebibbia il dentro e il fuori sono due mondi complementari, che non si toccano ma si chiamano costantemente: “Vedi il sopra degli autobus che passano, vedo il semaforo all’entrata del carcere ma non vedi nulla” racconta uno degli intervistati nel cortometraggio realizzato nel progetto. “Da dove mi trovo io a volte si sente la musica, perché fanno le feste” a parlare è un ragazzo giovane, meno di 30 anni. In questo presente sospeso si crea inevitabilmente una comunità, fatta di regole, amicizie e rivalità perché, come diceva Gagliarda Sapienza a Rebibbia “si impara cosa è la famiglia”.
Oguno porta dentro la sua storia. C’è Antonio che fuori ha un’autofficina, dalla sua cella sente le macchine e le moto sulla Tiburtina e prova a indovinare la cilindrata, nel resto del tempo disegna, fa teatro e ha cantato anche per Papa Francesco nel coro che ha accompagnato l’apertura della porta Santa, lo scorso anno. C’è Tiziana, che racconta il suo matrimonio avvenuto ormai più di 20 anni fa tra le mura del carcere, con il compagno Franco (anche lui detenuto), senza fiori né torta nuziale, solo un lungo abbraccio con il marito. E c’è Alessandro che è stato il primo detenuto in Italia a conseguire un dottorato. A 46 anni, dopo 23 di detenzione, ha ottenuto il Phd in Sociologia e Scienze Applicate presso l’Università di Roma La Sapienza.
Hyperlocal Rebibbia - Hyperlocal è una piattaforma editoriale curata da Edizioni Zero che dal 2020 racconta le comunità e le scene culturali e artistiche di rilievo storico, contemporaneo e internazionale localizzate nei quartieri di diverse città del mondo. Hanno partecipato alla realizzazione del magazine con i loro testi Isabella De Silvestro, Federica Delogu, Christian Raimo, Nicolò Porcelluzzi, Alice Sagrati, Elisa Cuter, Graziano Graziani, Emilia Agnesa, Silvia Basile, le fotografie sono di Stefano Lemon, Lavinia Parlamenti, Guido Gazzilli, Benedetta Ristori. A loro si aggiungono il regista Alain Parroni, che ha firmato il video di presentazione dell’intero progetto, indagando il rapporto tra detenuti e il quartiere di Rebibbia; l’illustratrice Oscar Frosi @matrioscar.