“Altro che carcere, i minori hanno bisogno di fiducia”
Marica Fantauzzi
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Il Dubbio
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Riassunto
L'articolo analizza l'attuale deriva repressiva della giustizia minorile in Italia attraverso la testimonianza della psicologa e mediatrice Francesca Mosiello. Il modello tradizionale, basato sulla deistituzionalizzazione e sulla riparazione del danno, sta lasciando il posto a un approccio carcerocentrico che ignora i successi educativi e i percorsi di mediazione del passato. La giustizia riparativa viene indicata come lo strumento più efficace per la responsabilizzazione dei giovani, poiché permette un confronto diretto tra reo e vittima per ricostruire il legame sociale infranto. Questo cambiamento di rotta mette in discussione l'efficacia del sistema penale nel prevenire la recidiva e nel tutelare la funzione rieducativa della pena per i minori.
Milena Gabanelli e Andrea Priante
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Corriere della Sera
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L'articolo analizza l'allarmante evoluzione della criminalità minorile in Italia, caratterizzata da un aumento dei reati violenti e dall'uso dei social media per glorificare la prevaricazione. Nonostante l'inasprimento delle pene introdotto dal Decreto Caivano, l'approccio puramente punitivo ha portato al sovraffollamento delle carceri minorili senza garantire percorsi di riabilitazione efficaci. La situazione è aggravata da pesanti tagli al budget per l'istruzione e il reinserimento sociale dei giovani detenuti, lasciando spesso gli operatori senza risorse. Ciò evidenzia una profonda crisi nel sistema penale minorile italiano, dove la punizione sembra prevalere sulla necessaria funzione educativa.
L'articolo mette in luce come le misure alternative alla detenzione riducano drasticamente la recidiva, passando dal 70% di chi sconta la pena in carcere al solo 17%. L'autore critica l'attuale sistema che vede la prigione come una "scuola del crimine", proponendo di trasformare le misure alternative in pene principali per rispettare il dettato costituzionale di risocializzazione. Attraverso dati concreti, si dimostra che la sicurezza pubblica non aumenta con l'inasprimento delle pene detentive, ma con seri percorsi trattamentali e lavorativi. Questa analisi evidenzia la necessità urgente di una riforma liberale e garantista della giustizia penale italiana.
Un gruppo di magistrati e giuristi propone l'adozione di un 'indulto differito' per contrastare l'emergenza del sovraffollamento carcerario in Italia, rispondendo agli appelli del Papa e del Presidente della Repubblica. A differenza dei provvedimenti passati, questa misura prevede un rinvio dell'efficacia di alcuni mesi per permettere un adeguato accompagnamento sociale e percorsi di reinserimento lavorativo. L'obiettivo è prevenire la recidiva garantendo che il ritorno in libertà sia supportato da servizi sociali, enti territoriali e progetti di giustizia riparativa. Tale proposta mira a coniugare la clemenza con la sicurezza collettiva e la dignità dei detenuti attraverso un percorso di restituzione sociale. Questo evidenzia la necessità di riforme che vadano oltre la semplice scarcerazione per affrontare in modo umano e strutturale le criticità del sistema penale.