Straniero irregolare e con precedenti penali, per l’espulsione va valutata la coesione familiare
Francesco Machina Grifeo
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Il Sole 24 Ore
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Riassunto
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'espulsione di uno straniero irregolare non può essere automatica, nemmeno in presenza di condanne per reati gravi come la violenza sessuale. Secondo l'ordinanza n. 1428, i giudici devono sempre valutare in concreto la pericolosità sociale attuale e bilanciarla con il diritto alla coesione familiare e i legami affettivi. Nel caso esaminato, un cittadino peruviano ha visto accolto il suo ricorso poiché il reato era ormai datato, estinto e l'uomo viveva stabilmente con la propria famiglia. Questa decisione sottolinea la necessità per il sistema giuridico italiano di bilanciare la sicurezza pubblica con i diritti fondamentali della persona, evitando automatismi punitivi.
La sentenza n. 2192/2026 della Corte di Cassazione riafferma l'importanza dei legami familiari nel trattamento penitenziario, stabilendo che le esigenze di sicurezza non possono annullare il diritto all'affettività, specialmente in presenza di minori. La Suprema Corte ha dichiarato illegittimo il divieto generalizzato di consegnare doni o alimenti ai figli sotto i 12 anni, riconoscendo a questi gesti un valore simbolico fondamentale per preservare la relazione genitore-figlio. Ogni restrizione deve quindi essere proporzionata e motivata da una valutazione concreta del caso specifico, evitando automatismi anche nei regimi di massima sicurezza come il 41-bis. Questa decisione sottolinea la necessità di bilanciare la funzione rieducativa della pena con la tutela dei diritti fondamentali del detenuto.
La Corte d’Appello di Milano ha negato la convalida del trattenimento in un CPR per un giovane egiziano, ex minore non accompagnato, sottolineando la mancanza di una valutazione individuale della sua posizione. Il provvedimento critica l'autorità amministrativa per non aver motivato l'assoluta necessità della detenzione né considerato misure alternative, come richiesto dalla normativa europea e nazionale. Il caso mette in luce le gravi carenze informative fornite ai minori stranieri nel passaggio alla maggiore età. Questa decisione ribadisce l'importanza della tutela dei diritti individuali e della dignità umana rispetto agli automatismi della detenzione amministrativa.
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un colloquio telefonico tra due fratelli entrambi detenuti in regime di 41-bis, respingendo il ricorso del Ministero della Giustizia. La sentenza stabilisce che il diritto all'affettività familiare è fondamentale e può essere esercitato anche tra soggetti al carcere duro, purché avvenga sotto stretto controllo e in via eccezionale. I giudici hanno chiarito che non esiste un divieto normativo assoluto, poiché le moderne tecnologie consentono di bilanciare le esigenze di sicurezza con i diritti dei ristretti. Questa decisione riafferma la necessità di tutelare il nucleo essenziale dei diritti umani anche nelle forme di detenzione più restrittive.