Mafia, Cassazione: la pericolosità non è un marchio

Riassunto

La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento che confermava la pericolosità sociale di Pietro Criaco, ex esponente della 'ndrangheta, criticando l'eccessivo appiattimento dei giudici sui reati commessi trent'anni fa. La sentenza sottolinea che la pericolosità non può essere un marchio indelebile, ma deve essere valutata in base a elementi attuali, come il percorso rieducativo e la condotta mantenuta durante i sedici anni di detenzione. Il caso evidenzia l'errore metodologico della Corte d'Appello che aveva ignorato i progressi dell'uomo, limitandosi a considerare vecchi precedenti e una protesta pacifica per i diritti dei detenuti. Questa decisione ribadisce la necessità di distinguere tra il passato criminale e la realtà presente del condannato. Tale principio è fondamentale per evitare che le misure di prevenzione si trasformino in una condanna perpetua de facto.

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