“Liberi di scegliere” un futuro diverso. Il diritto negato ai figli dei mafiosi
Francesco Storace
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Il Tempo
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Riassunto
Le parlamentari Chiara Colosimo (FdI) e Vincenza Rando (Pd) hanno presentato la proposta di legge bipartisan 'Liberi di scegliere', volta a offrire ai figli dei boss e alle donne di mafia una via d'uscita dai contesti criminali. Il progetto trasforma in norma strutturale un protocollo sperimentale avviato nel 2012 dal giudice Roberto Di Bella, che ha già permesso a numerosi minori di rifarsi una vita lontano dalle cosche. L'iniziativa ha ricevuto il sostegno di figure istituzionali e dell'associazione Libera, sottolineando l'importanza di un'azione unitaria dello Stato contro la malavita. Questo provvedimento rappresenta un passo fondamentale per spezzare l'eredità culturale mafiosa e garantire un futuro di legalità alle nuove generazioni.
A Catania è partito un progetto di giustizia riparativa che coinvolge giovani sottoposti a procedimenti penali in attività di pulizia urbana come operatori ecologici. L'iniziativa, nata da un'intesa tra Prefettura, Comune, Tribunale per i minorenni e Gema Spa, mira a offrire ai ragazzi opportunità educative e futuri sbocchi lavorativi. Il presidente Roberto Di Bella evidenzia come il progetto permetta a giovani di quartieri isolati di integrarsi nel tessuto sociale e conoscere il valore storico della città attraverso visite guidate dell'Università. Al termine del percorso, i partecipanti riceveranno un attestato utile per l'inserimento nel mondo del lavoro, favorendo una cultura di sostenibilità sociale. Questa iniziativa rappresenta un passo fondamentale per offrire alternative concrete alla criminalità e contrastare il disagio minorile attraverso l'impegno civico.
Alla Casa Circondariale di Trapani, il progetto “La libertà è un libro”, curato da Ornella Fulco e Fabrizia Sala, utilizza la lettura e la scrittura come strumenti di riscatto per i detenuti. Attraverso laboratori settimanali, i partecipanti esplorano temi legati ai sentimenti e ai diritti umani, riscoprendo la propria dignità oltre l'errore commesso. L'iniziativa, attiva da quindici anni, ha favorito momenti di profonda umanità, come l'incontro empatico tra i detenuti e la madre di una giovane vittima di criminalità. Questo progetto dimostra come la cultura e l'ascolto siano ponti fondamentali per il reinserimento sociale e la riabilitazione all'interno delle carceri italiane.
Il Comune di Ferrara e la casa circondariale locale hanno siglato una convenzione per sostenere la genitorialità dei padri detenuti attraverso tre percorsi: consulenze individuali, incontri mensili con le famiglie e gruppi di confronto tra pari. L'iniziativa, promossa dall'assessore Cristina Coletti e dalla direttrice Maria Martone, mira a rafforzare i legami affettivi e favorire un reinserimento sociale consapevole in un ambiente armonioso. Questo progetto rappresenta un'eccellenza innovativa nel panorama penitenziario italiano, ponendo l'accento sulla tutela della dignità della popolazione carceraria. Tale approccio evidenzia l'importanza cruciale del supporto familiare come pilastro fondamentale per il successo dei percorsi rieducativi.