“Liberi di scegliere” un futuro diverso. Il diritto negato ai figli dei mafiosi

Riassunto

Le parlamentari Chiara Colosimo (FdI) e Vincenza Rando (Pd) hanno presentato la proposta di legge bipartisan 'Liberi di scegliere', volta a offrire ai figli dei boss e alle donne di mafia una via d'uscita dai contesti criminali. Il progetto trasforma in norma strutturale un protocollo sperimentale avviato nel 2012 dal giudice Roberto Di Bella, che ha già permesso a numerosi minori di rifarsi una vita lontano dalle cosche. L'iniziativa ha ricevuto il sostegno di figure istituzionali e dell'associazione Libera, sottolineando l'importanza di un'azione unitaria dello Stato contro la malavita. Questo provvedimento rappresenta un passo fondamentale per spezzare l'eredità culturale mafiosa e garantire un futuro di legalità alle nuove generazioni.

di Francesco Storace
Il Tempo, 16 gennaio 2026
Presentata la proposta di legge di Chiara Colosimo (FdI) e Vincenza Rando (Pd). Le mafie prosperano quando in ballo ci sono ricchezza facile e potere arrogante. Vincono sui giovani che affascinano, le cosche. Ma non vinceranno loro la partita, perché lo Stato fa sul serio nel contrastare le loro azioni spietate. Sarebbe bastato affacciarsi ieri alla Sala della Regina, a Montecitorio, per capire che ci sono nuovi strumenti alle porte per battere con ancora più forza la malavita organizzata. C’è una proposta di legge bipartisan, presentata sia alla Camera dalla presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo di Fratelli d’Italia che al Senato dalla senatrice Vincenza Rando, esponente del Partito Democratico, in prima linea in questa battaglia al fianco di Libera, di cui è vicepresidente.
“Liberi di scegliere”, è la sfida lanciata nel convegno di ieri. Le due parlamentari - e tutti quelli che dalla commissione antimafia hanno apposto le loro firme di adesione - hanno illustrato la loro iniziativa davanti a esperti di prim’ordine, come il procuratore generale della Cassazione, Gaeta, il presidente del tribunale dei minori di Catania, Di Bella, e a fare da padroni di casa i presidenti delle Camera La Russa e Fontana: sponsor di livello per un’idea legislativa di forte carattere innovativo (il copyright è proprio di La Russa) che ora dovrà muoversi con decisione in Parlamento. E soprattutto con l’assenso evidente di don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera.
Tanti gli obiettivi, e uno soprattutto: dare ai giovani e alle loro famiglie la possibilità di scegliere, appunto, di rifiutare l’offerta criminale che viene imposta da congiunti criminali. Anche perché sarà lo Stato a rispondere all’antistato. Giuseppe Di Matteo non sarebbe stato ammazzato e sciolto orrendamente nell’acido in tenera età se Chiara Colosimo e Vincenza Rando e i loro colleghi fossero stati in Parlamento negli anni più bui della mafia, della ‘Ndrangheta, della camorra. I boss di Cosa Nostra lo presero e lo tennero prigioniero per poi ucciderlo proprio perché suo padre Santino aiutava gli inquirenti a ricostruire la dinamica della strage di Capaci per assassinare il giudice Falcone. Allora non c’era spazio per liberarsi dei vincoli.
Quando sarà approvata la legge, ci saranno più opportunità per i familiari dei criminali che non vogliono seguire un percorso di morte. A guardare le prime due firmatarie delle proposte depositate nei due rami del Parlamento, c’è da riflettere su quanta pochezza di giudizi si esprime chi con presunzione guarda alla politica. C’è intuizione, capacità di ascolto, rapidità di iniziativa anche nei parlamentari più giovani di elezione. Guardateli e ascoltateli.
L’esponente del Pd ha avuto coraggio, accettando di lavorare assieme alla Colosimo, fuori dai pregiudizi che animano la politica e incendiano il clima tra i partiti. Chiara Colosimo ha realizzato un capolavoro legislativo mettendo tutti attorno ad un tavolo per lavorare in maniera unitaria contro le mafie. Non accadeva da un po’.
Entrambe rappresentano esempi da seguire con attenzione. La proposta di legge “Liberi di scegliere”, punta a trasformare in una norma strutturale dello Stato un protocollo sperimentale nato nel 2012 in Calabria che offre una via d’uscita ai figli dei boss e alle donne che vogliono recidere i legami con la criminalità organizzata. Tutto nasce dall’esperienza di Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria il quale si rese conto che processava i figli ei nipoti degli stessi boss che aveva condannato anni prima: la criminalità era un’eredità culturale e familiare forzata.
Il progetto ha permesso finora a circa 150 minori ed una trentina di madri di essere allontanati dai contesti di ‘ndrangheta per essere inseriti in percorsi educativi e lavorativi in località protette, lontano dalle famiglie d’origine. Nessuno dei ragazzi che ha completato il percorso è tornato a delinquere nelle file delle mafie. “Arrivare prima delle cosche e non dopo”, afferma Vincenza Rando. E le fa eco la presidente Colosimo: “Nessun bambino e nessuna donna siano costretti ad essere mafiosi”. Una bella pagina di politica. Ora, come incita don Ciotti, “bisogna fare presto per approvare la legge”. Magari.