Venezuela. “In carc ere ci sono ancora mille prigionieri politici. Duecento i desaparecidos”
Estefano Tamburrini
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Il Fatto Quotidiano
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Riassunto
In Venezuela persiste una forte discrepanza tra i numeri ufficiali delle scarcerazioni dei prigionieri politici e quelli verificati dalle ONG, che denunciano oltre mille persone ancora in cella. La Farnesina stima che vi siano 24 italiani in attesa di rilascio, mentre cresce l'allarme per circa 200 'desaparecidos' di cui non si hanno notizie da anni. I prigionieri liberati sono spesso soggetti a restrizioni della libertà di parola e l'attenzione internazionale sembra essersi spostata dai diritti umani agli interessi petroliferi. Questa situazione evidenzia la drammatica precarietà dei diritti civili nel Paese e il rischio di oblio per i detenuti stranieri e locali.
L’articolo riporta la liberazione di Biagio Pilieri e Luigi Gasperin dalle carceri venezuelane, sottolineando però che almeno altri 26 connazionali restano detenuti arbitrariamente sotto il regime di Nicolás Maduro. Molti prigionieri, tra cui Alberto Trentini e Hugo Marino, affrontano condizioni durissime in strutture tristemente note come El Helicoide, spesso con accuse infondate di cospirazione o per dissenso politico. Oltre agli italiani, il regime ha iniziato a rilasciare anche attivisti per i diritti umani e cittadini stranieri, segnando un momento di cauta speranza. Questa situazione evidenzia la drammatica crisi dei diritti umani in Venezuela e l'urgenza di un intervento diplomatico per la tutela dei prigionieri politici.
In seguito alla caduta del regime di Maduro, le autorità venezuelane hanno iniziato la liberazione di diversi prigionieri politici, tra cui i cittadini italiani Biagio Pilieri e Luigi Gasperin. Questo provvedimento, definito un 'gesto di pace', ha coinvolto figure di rilievo come l'ex candidato Enrique Márquez, sebbene molti altri restino ancora in attesa del rilascio. Il ministro degli Esteri Tajani ha lodato il successo della diplomazia italiana, pur ribadendo la necessità di continuare a lavorare per la libertà di tutti i connazionali ancora detenuti. La situazione rimane incerta per prigionieri come Alberto Trentini e Perkins Rocha, ancora reclusi in strutture note per le dure condizioni di detenzione. Questa vicenda sottolinea la fragilità del processo di democratizzazione e la necessità di un monitoraggio internazionale costante sui diritti umani in Venezuela.
Il rapporto 'Scarcerati ma non liberi' della Commissione Internazionale dei Giuristi denuncia l'uso repressivo delle misure cautelari in Venezuela per soffocare il dissenso politico. Nonostante il rilascio fisico, i cittadini restano vincolati a restrizioni severe, come l'obbligo di firma a Caracas e il divieto di espressione, senza poter nominare avvocati di fiducia. Molte vittime vivono nel costante timore di essere nuovamente arrestate e non ricevono riparazioni per le torture o i trattamenti inumani subiti durante la detenzione. Questa situazione evidenzia come il sistema giudiziario venezuelano venga utilizzato come strumento di controllo sociale e punizione perpetua, limitando di fatto l'esercizio dei diritti umani fondamentali.