Venezuela. “Detenuti politici scarcerati, ma non liberi”
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agensir.it
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Riassunto
Il rapporto 'Scarcerati ma non liberi' della Commissione Internazionale dei Giuristi denuncia l'uso repressivo delle misure cautelari in Venezuela per soffocare il dissenso politico. Nonostante il rilascio fisico, i cittadini restano vincolati a restrizioni severe, come l'obbligo di firma a Caracas e il divieto di espressione, senza poter nominare avvocati di fiducia. Molte vittime vivono nel costante timore di essere nuovamente arrestate e non ricevono riparazioni per le torture o i trattamenti inumani subiti durante la detenzione. Questa situazione evidenzia come il sistema giudiziario venezuelano venga utilizzato come strumento di controllo sociale e punizione perpetua, limitando di fatto l'esercizio dei diritti umani fondamentali.
In Venezuela persiste una forte discrepanza tra i numeri ufficiali delle scarcerazioni dei prigionieri politici e quelli verificati dalle ONG, che denunciano oltre mille persone ancora in cella. La Farnesina stima che vi siano 24 italiani in attesa di rilascio, mentre cresce l'allarme per circa 200 'desaparecidos' di cui non si hanno notizie da anni. I prigionieri liberati sono spesso soggetti a restrizioni della libertà di parola e l'attenzione internazionale sembra essersi spostata dai diritti umani agli interessi petroliferi. Questa situazione evidenzia la drammatica precarietà dei diritti civili nel Paese e il rischio di oblio per i detenuti stranieri e locali.
La presidente ad interim Delcy Rodríguez e suo fratello Jorge hanno avviato una profonda riforma dell'ordinamento giuridico venezuelano per superare l'isolamento internazionale e gli errori del periodo di Maduro. La scarcerazione di oltre 110 detenuti, inclusi gli italiani Alberto Trentini e Mario Burlò, segna un cambio di passo nei rapporti diplomatici con l'Occidente e il ripristino dell'ambasciatore italiano a Caracas. Nonostante le resistenze dei vertici militari timorosi della Corte penale internazionale, il governo propone una "Perestrojka" basata sulla revisione dei codici civile e penale per modernizzare lo Stato. Questa strategia evidenzia il tentativo del chavismo di sopravvivere attraverso riforme strutturali, pur evitando nuove consultazioni elettorali. Tale processo mette alla prova la tenuta degli equilibri di potere interni e la reale volontà di riconciliazione del Paese.
In seguito alla caduta del regime di Maduro, le autorità venezuelane hanno iniziato la liberazione di diversi prigionieri politici, tra cui i cittadini italiani Biagio Pilieri e Luigi Gasperin. Questo provvedimento, definito un 'gesto di pace', ha coinvolto figure di rilievo come l'ex candidato Enrique Márquez, sebbene molti altri restino ancora in attesa del rilascio. Il ministro degli Esteri Tajani ha lodato il successo della diplomazia italiana, pur ribadendo la necessità di continuare a lavorare per la libertà di tutti i connazionali ancora detenuti. La situazione rimane incerta per prigionieri come Alberto Trentini e Perkins Rocha, ancora reclusi in strutture note per le dure condizioni di detenzione. Questa vicenda sottolinea la fragilità del processo di democratizzazione e la necessità di un monitoraggio internazionale costante sui diritti umani in Venezuela.