Ascoli. Agente salva 2 detenuti dal suicidio: “Ansia patologica”. Accolto il ricorso al Tar, verrà risarcito
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Risarcimento per detenzione inumana, competenza del MdS anche dopo il fine pena
Carmine Paul Alexander Tedesco · lexced.com ·
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40485/2024, ha stabilito che il diritto al risarcimento per condizioni di detenzione inumane non si estingue con la scarcerazione del richiedente. Il Magistrato di Sorveglianza mantiene la competenza sulla domanda anche dopo la fine della pena e ha l'obbligo di garantire un'udienza in contraddittorio, non potendo rigettare l'istanza con un decreto sbrigativo. Questa decisione sottolinea che la tutela contro trattamenti degradanti deve restare effettiva, indipendentemente dallo stato di libertà attuale del soggetto. Si tratta di un passo fondamentale per assicurare che le violazioni dei diritti umani nelle carceri non restino prive di adeguata riparazione.
Mafia, Cassazione: la pericolosità non è un marchio
Damiano Aliprandi · Il Dubbio ·
La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento che confermava la pericolosità sociale di Pietro Criaco, ex esponente della 'ndrangheta, criticando l'eccessivo appiattimento dei giudici sui reati commessi trent'anni fa. La sentenza sottolinea che la pericolosità non può essere un marchio indelebile, ma deve essere valutata in base a elementi attuali, come il percorso rieducativo e la condotta mantenuta durante i sedici anni di detenzione. Il caso evidenzia l'errore metodologico della Corte d'Appello che aveva ignorato i progressi dell'uomo, limitandosi a considerare vecchi precedenti e una protesta pacifica per i diritti dei detenuti. Questa decisione ribadisce la necessità di distinguere tra il passato criminale e la realtà presente del condannato. Tale principio è fondamentale per evitare che le misure di prevenzione si trasformino in una condanna perpetua de facto.
Venezuela. Il regime frastornato, il carceriere imprigionato: la mia gioia per Alberto libero
Erri De Luca · Avvenire ·
L'autore narra la vicenda di Alberto Trentini, detenuto ingiustamente per oltre un anno in Venezuela a causa del sospetto che la sua attività umanitaria generava nel regime locale. La sua liberazione avviene in modo inaspettato, scaturita dal caos politico e dal rapimento del presidente che ha destabilizzato il potere carcerario. La storia si conclude con una sorta di legge del contrappasso: Trentini torna libero proprio mentre i suoi carcerieri perdono la loro posizione di forza. Questa vicenda mette in luce come l'altruismo e la generosità siano spesso percepiti come minacce dai regimi paranoici e autoritari.