Venezuela. Il regime frastornato, il carceriere imprigionato: la mia gioia per Alberto libero
Riassunto
L'autore narra la vicenda di Alberto Trentini, detenuto ingiustamente per oltre un anno in Venezuela a causa del sospetto che la sua attività umanitaria generava nel regime locale. La sua liberazione avviene in modo inaspettato, scaturita dal caos politico e dal rapimento del presidente che ha destabilizzato il potere carcerario. La storia si conclude con una sorta di legge del contrappasso: Trentini torna libero proprio mentre i suoi carcerieri perdono la loro posizione di forza. Questa vicenda mette in luce come l'altruismo e la generosità siano spesso percepiti come minacce dai regimi paranoici e autoritari.
Avvenire, 13 gennaio 2026
Alberto Trentini trascorre più di un anno in una cella prossima all’Equatore. Niente processo, imputazioni, arrestato perché risulta incomprensibile a certi regimi una persona che dedica il suo tempo all’aiuto di chi ne ha bisogno. Certi regimi sospettano la generosità, sintomo evidente di loro paranoia, segno manifesto di loro tristezza. La generosità giustifica e rallegra. È un presidio sanitario. Niente smuove dall’Italia la sua prigionia, privata di contatti con l’esterno. Poi da qualche parte nel Mare dei Caraibi la Marina Militare degli Stati Uniti spara a casaccio su imbarcazioni sospette di trasporto stupefacenti. Non serve prova né conferma, basta a se stesso il gesto di pirateria. Poi la stessa Marina si dedica al più lucroso sequestro di petroliere nel Mare dei Caraibi. Niente di queste mosse arriva nella cella di Trentini. Il tempo scorre pigro nella geografia che non conosce stagioni. È il secondo Natale che non vede l’arrivo della stella cometa. Poi il rapimento del presidente e di sua moglie produce spiffero e stupore nelle celle.
I rincalzi al potere, sgomenti, liberano qualche detenuto, sentendosi vulnerabili. L’integrità territoriale di un paese è un diritto sospeso a tempo indeterminato. C’è un po’ di far west in giro per il mondo nell’anno olimpico 2026. Intorno alla cella di Trentini c’è il subbuglio delle scarcerazioni. Senza certezza di partecipare dei rilasci e poi senza nessuna spiegazione Alberto Trentini è accompagnato all’uscita. Tornato in libertà perché frastornato è il regime che lo ha detenuto.
Forse in un sogno in cella, oppure nella lettura del suo palmo di mano, una voce gli ha detto che sarà liberato quando il suo carceriere sarà imprigionato. La misteriosa legge del contrappasso, inaugurata nelle cantiche d’Inferno e Purgatorio, trova un’applicazione originale. Alberto Trentini esce in una Caracas più sbalordita di lui. Che l’ingiusto prelievo di oltre un anno di vita non gli tolga l’impulso che lo ha mosso a svolgere missioni umanitarie, anzi lo ribadisca.