Venezuela. Il regime frastornato, il carceriere imprigionato: la mia gioia per Alberto libero
Erri De Luca
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Avvenire
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Riassunto
L'autore narra la vicenda di Alberto Trentini, detenuto ingiustamente per oltre un anno in Venezuela a causa del sospetto che la sua attività umanitaria generava nel regime locale. La sua liberazione avviene in modo inaspettato, scaturita dal caos politico e dal rapimento del presidente che ha destabilizzato il potere carcerario. La storia si conclude con una sorta di legge del contrappasso: Trentini torna libero proprio mentre i suoi carcerieri perdono la loro posizione di forza. Questa vicenda mette in luce come l'altruismo e la generosità siano spesso percepiti come minacce dai regimi paranoici e autoritari.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40485/2024, ha stabilito che il diritto al risarcimento per condizioni di detenzione inumane non si estingue con la scarcerazione del richiedente. Il Magistrato di Sorveglianza mantiene la competenza sulla domanda anche dopo la fine della pena e ha l'obbligo di garantire un'udienza in contraddittorio, non potendo rigettare l'istanza con un decreto sbrigativo. Questa decisione sottolinea che la tutela contro trattamenti degradanti deve restare effettiva, indipendentemente dallo stato di libertà attuale del soggetto. Si tratta di un passo fondamentale per assicurare che le violazioni dei diritti umani nelle carceri non restino prive di adeguata riparazione.
Presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere, cento detenuti producono ogni anno 30mila camicie per la polizia penitenziaria grazie a una collaborazione tra il Ministero della Giustizia e la Fondazione Isaia. Tommaso D’Alterio, direttore della fondazione, descrive l'iniziativa come un modello virtuoso che garantisce reddito, competenze professionali reali e una riduzione della recidiva attraverso la stabilità produttiva. Il progetto mira a superare gli ostacoli burocratici dell'inserimento esterno creando laboratori interni che preparino i ristretti al lavoro in azienda una volta terminata la pena. L'esperienza è stata citata al CNEL come esempio di sostenibilità economica e sociale nel sistema carcerario. Questo progetto dimostra come il lavoro qualificato in carcere sia uno strumento essenziale per la riabilitazione e il reinserimento futuro dei detenuti.