Stretta sui minori e carceri al collasso: la risposta punitiva alla crisi sociale
Il nuovo Decreto Sicurezza e le proposte del Guardasigilli scatenano le proteste di magistrati e associazioni
La risposta dello Stato alle tensioni sociali e al disagio giovanile esploso nelle piazze continua a incanalarsi nell'alveo del populismo penale. Con l'entrata in vigore del Decreto-legge 190/2026, illustrato da Laura Biarella su Il Sole 24 Ore, il Governo introduce la presunzione di imputabilità per gli under 18 e inasprisce le sanzioni nel tentativo di sedare le proteste giovanili dopo i disordini di Milano. A far discutere è soprattutto la linea intrapresa dal Guardasigilli Carlo Nordio: l'idea di ampliare gli Istituti Penali Minorili e di destinare ai minori anche sezioni delle carceri per adulti, come riportato da Conchita Sannino su La Repubblica e da Errico Novi su Il Dubbio. Una prospettiva definita aberrante dalle opposizioni e duramente contestata dal Terzo Settore. Come sottolineato da Antigone su agensir.it e dall'Alleanza per l'articolo 27 su cnca.it, trasferire i giovani in strutture per adulti non solo tradisce la funzione rieducativa sancita dalla Costituzione, ma rischia di far collassare un sistema già stremato. L'ex magistrata Cristina Maggia, intervistata da Anna Laura Bussa su Il Manifesto, parla di una risposta adolescenziale da parte del mondo adulto, incapace di offrire spazi di ascolto e prevenzione. Sugli stessi toni si esprime Adriano Solidoro sempre su Il Manifesto, ricordando come modelli virtuosi all'estero — come la Violence Reduction Unit di Glasgow — abbiano affrontato la devianza giovanile come questione di salute pubblica e inclusione, anziché con la mera costruzione di nuove celle. Inserire minorenni nelle carceri ordinarie appare ancora più drammatico se si osserva la condizione reale degli istituti italiani. Enrico Camanzi su Il Giorno descrive la gravissima situazione del carcere di Cremona, con un sovraffollamento al 160%, cimici, degrado e grave carenza di personale educatore. È la conferma di un trend preoccupante già evidenziato nei mesi scorsi, in cui l'accumularsi di norme repressive rischia di agire da benzina sul fuoco. Eppure, le alternative al solo contenimento punitivo esistono e mostrano risultati concreti. Virginia Serpe su giornalelavoce.it racconta la mobilitazione nazionale di Plastic Free e Seconda Chance, che vede detenuti e cittadini uniti per la cura dell'ambiente in 24 città. Progetti aziendali come quello di Callipo a Vibo Valentia, illustrato da Ilaria Dioguardi su vita.it, dimostrano da dieci anni l'efficacia del lavoro per abbattere la recidiva. Inoltre, i passi avanti per l'istituzione dei Garanti dei detenuti a Perugia e Massa Carrara, riportati da Sara Minciaroni e Alfredo Marchetti su La Nazione, testimoniano l'importanza dei territori nel presidiare i diritti fondamentali. La vera sicurezza non si costruisce moltiplicando le sbarre, ma restituendo dignità, istruzione e un'idea di futuro a chi si trova ai margini.
Rassegna Stampa
Emergenza e repressione: il nuovo Decreto Sicurezza e le carceri minorili
La risposta del governo ai recenti disordini di Milano ha innescato uno scontro istituzionale e politico senza precedenti sulla giustizia minorile. Laura Biarella su Il Sole 24 Ore illustra i punti chiave del neo-pubblicato Decreto Sicurezza n. 190, che introduce la presunzione di imputabilita per gli over 14 e sanzioni economiche per i genitori. Ad alimentare forti polemiche sono state le dichiarazioni del Guardasigilli Carlo Nordio, il quale - come evidenzia Errico Novi su Il Dubbio - ha ipotizzato l'allocazione di minorenni in sezioni di carceri per adulti per far fronte al sovraffollamento degli IPM. Su La Repubblica, Conchita Sannino raccoglie le reazioni sdegnate dell'opposizione, dell'Avvocatura e del Terzo settore di fronte a quella che viene definita una deriva repressiva. Infine, nell'intervista curata da Anna Laura Bussa su Il Manifesto, l'ex presidente del Tribunale dei minori Cristina Maggia liquida le misure governative come una 'risposta adolescenziale', sottolineando l'urgente necessita di ascolto e luoghi di aggregazione anziche di nuove celle.
Disagio giovanile, sicurezza e risposte alternative: il dibattito critico
Oltre la cronaca immediata, la riflessione sul disagio giovanile e sull'efficacia delle politiche di sicurezza impone una revisione profonda dei modelli adottati. Vitalba Azzollini su Il Domani contesta la strategia del governo di sovrapporre un decreto sicurezza all'altro, evidenziando come l'inasprimento delle pene avvenga senza alcuna verifica preventiva o consuntiva sui risultati effettivi delle norme gia esistenti. Sul piano delle alternative, Adriano Solidoro su Il Manifesto richiamando il caso emblematico della 'Violence Reduction Unit' di Glasgow dimostra come affrontare la violenza giovanile come una questione di salute pubblica e prevenzione sociale produca successi duraturi a differenza della mera reclusione. A spostare il focus sulle responsabilita del mondo adulto e invece Fabio Cavallari su ytali.com, il quale invita a considerare le rivolte urbane come il sintomo di una promessa collettiva tradita e di un modello sociale basato sul possesso che gli stessi adulti hanno reso normale.
Vita carceraria, diritti e percorsi di reinserimento
Mentre il dibattito politico si concentra sui minori, la realta quotidiana degli istituti di pena per adulti continua a mostrare gravissime criticita strutturali affiancate a isolate esperienze virtuose. Enrico Camanzi su Il Giorno riporta le denunce dell'Associazione Antigone sulle condizioni degradanti del carcere di Cremona, funestato da un sovraffollamento del 160%, carenze d'organico e infestazioni parassitarie nelle celle. Sul fronte delle buone pratiche di reinserimento, Ilaria Dioguardi su vita.it racconta il decennale progetto dell'azienda Callipo a Vibo Valentia, che offre lavoro e formazione ai detenuti per il confezionamento delle strenne natalizie. Infine, in materia di tutela dei diritti fondamentali, Simone Marani su altalex.com analizza una fondamentale pronuncia della Corte di Cassazione (sentenza n. 21100/2026), che riconosce la concessione dei permessi di necessita ai genitori reclusi in presenza di gravi e croniche patologie dei figli, riaffermando il principio di umanizzazione della pena.