Il Bollettino

Il corto circuito securitario: la stangata sui minori e la crisi delle carceri

Di fronte al disagio giovanile, la risposta istituzionale si affida all'iper-punitivismo, ignorando i moniti degli esperti e l'emergenza sovraffollamento.

La risposta delle istituzioni al malessere esploso nelle piazze italiane tra le giovani generazioni sembra seguire ancora una volta un copione già scritto: l'emergenza penale. Di fronte agli scontri di Milano e alle manifestazioni giovanili — analizzate da Pasquale Ferrara su Avvenire e da Vanna Iori su vita.it come spie di un profondo smarrimento e bisogno di appartenenza — l'esecutivo sceglie la via della massima severità. Il nuovo Decreto Sicurezza introduce una stretta draconiana per i minori dai 14 anni in su, mentre il ministro Nordio ipotizza l'ampliamento degli IPM e l'impiego di sezioni di carceri per adulti.

Questa deriva trova però un'opposizione netta da parte di chi il carcere lo vive ed esamina ogni giorno. Su L'Espresso, Patrizio Gonnella di Antigone parla di una "cambiale elettorale" che rischia di trasformare piccoli delinquenti in criminali strutturati, mentre Don Claudio Burgio, cappellano del Beccaria, evidenzia su La Stampa la profonda solitudine di questi ragazzi, smentendo che la responsabilità sia circoscritta alle seconde generazioni. A confermare l'inefficacia dell'approccio custodiale arriva uno studio pubblicato su The Lancet e ripreso da Franz Baraggino su Il Fatto Quotidiano: la detenzione minorile aggrava la salute mentale (+41% nell'uso di psicofarmaci) e aumenta il rischio di recidiva, laddove le misure alternative dimostrano un tasso di successo di gran lunga superiore, come ricorda Lisa Accordi su heraldo.it.

Nel frattempo, la situazione per gli adulti resta drammatica. Glauco Giostra su Il Dubbio definisce le nostre carceri un "cimitero dei vivi", stremato da un sovraffollamento superiore al 142%, mentre la cronaca registra il 59° suicidio dell'anno a Poggioreale, denunciato su Il Roma dal Garante Samuele Ciambriello. E come sottolinea Eleonora Martini su Il Manifesto, cresce vertiginosamente la presenza dei giovani tra i 18 e i 24 anni proprio nelle strutture per adulti.

Come già emerso nelle analisi dei mesi scorsi sull'iper-punitivismo, la tentazione di governare la marginalità con la sola repressione produce un circolo vizioso. Maria Brucale su Il Domani ed Alessandro De Angelis su La Stampa ricordano come la democrazia sappia gestire il conflitto con le riforme e l'integrazione, non con la pedagogia della paura. La vera sicurezza nasce dal lavoro, dall'istruzione in carcere — di cui si è discusso a Ferrara su Il Resto del Carlino — e dal rispetto della funzione rieducativa della pena, un principio fondamentale dimostrato anche dai recenti percorsi di semilibertà concessi dalla Cassazione, documentati da Damiano Aliprandi su Il Dubbio.


Rassegna Stampa

Emergenza sicurezza e giustizia minorile

La risposta dell'esecutivo ai disordini urbani riaccende con forza il dibattito sulla giustizia minorile e sul ricorso alla sanzione penale. Serena Convertino su L'Espresso raccoglie le dure parole di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, che definisce il nuovo piano del ministro Nordio un'ennesima cambiale elettorale destinata a trasformare i giovani vulnerabili in criminali strutturati. Questa analisi trova immediato riscontro scientifico nel dossier riportato da Franz Baraggino su Il Fatto Quotidiano, da cui emerge come la carcerazione comprometta gravemente la salute mentale degli adolescenti e ne incrementi la recidiva. Sul piano strettamente tecnico, Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera evidenzia le marcate incongruenze del decreto 'chi rompe paga', che introduce scorciatoie amministrative inedite a carico dei genitori. Infine, l'avvocata Maria Brucale su Il Domani denuncia la sostituzione della prevenzione sociale con una pericolosa 'pedagogia della paura', sollecitando il ripristino delle garanzie costituzionali e della giustizia riparativa.

Gonnella: “Nordio ha già devastato la giustizia minorile. Questa è l’ennesima cambiale elettorale”

La detenzione compromette la salute mentale dei minori e aumenta il rischio di recidiva

Minori in piazza, le incongruenze del decreto “chi rompe paga”

La sicurezza non si fa con la pedagogia della paura

Scontri e disagio giovanile: le voci del dibattito

Gli eventi delle ultime settimane mettono in luce posizioni profondamente divergenti sulle radici sociali del malessere delle nuove generazioni. Marco Cremonesi sul Corriere della Sera riporta la linea del ministro Giuseppe Valditara, che attribuisce la violenza a un degrado morale e alla carenza di valori familiari, invocando la tolleranza zero. Di segno opposto è la lettura di don Claudio Burgio, intervistato da Franco Giubilei su La Stampa, il quale smentisce che la rabbia appartenga solo ai figli di migranti, evidenziando una solitudine giovanile che valica i ceti sociali. Vanna Iori su vita.it amplia il quadro introducendo il concetto di 'mattering', ovvero l'insopprimibile bisogno dei ragazzi di sentirsi rilevanti prima di cadere nella frustrazione. A incarnare questo possibile riscatto è la testimonianza diretta di Malak Sahili, raccontata da Letizia Tortello su La Stampa, che dimostra come il superamento dello stigma da 'maranza' passi dall'inclusione e dal sostegno educativo.

Il ministro Valditara: “Dietro alle violenze una mancanza di valori”

“Questi ragazzi sono soli e arrabbiati. Sbagliato credere siano tutti stranieri”

I ragazzi e il bisogno di contare per qualcuno

“Mi chiamavano maranza. Oggi ho lasciato la rabbia indietro”

Sistema penitenziario ed esecuzione della pena

La crisi strutturale del sistema penitenziario ripropone lo scontro tra demagogia securitaria e corretta applicazione dello Stato di diritto. Glauco Giostra su Il Dubbio riprende l'espressione di Filippo Turati sul carcere come 'cimitero dei vivi', ricordando come il sovraffollamento oltre il 142% svuoti di senso la funzione rieducativa della pena. Sempre su Il Dubbio, Damiano Aliprandi analizza la polemica sulla semilibertà concessa a un ex ergastolano, dimostrando come la forza delle istituzioni risieda nel rispetto rigoroso delle garanzie costituzionali anziché nella vendetta penale. Purtroppo, la tragica quotidianità delle sezioni detentive è confermata dalla cronaca di Alessio Spagniuolo su Il Roma, che documenta il sesto suicidio dell'anno in Campania a Poggioreale, ennesimo episodio che spinge il garante Samuele Ciambriello a richiedere una rete stabile di assistenza alternativa al carcere.

Quel “cimitero dei vivi” in cui le nostre carceri precipitano ogni giorno

L’ex mafioso esce di giorno: scandalo? No, solo la legge

Napoli. Poggioreale, detenuto di 54 anni si toglie la vita in cella