L'illusione securitaria e il vuoto delle garanzie
Il settimo Decreto Sicurezza stringe sui minori, mentre nei territori crollano i presidi di tutela e la sanità penitenziaria.
Il sistema penitenziario italiano si trova nuovamente di fronte al paradosso di una politica che risponde al disagio sociale con l'inasprimento delle pene. Con l'approvazione del settimo Decreto Sicurezza, il governo rivendica la linea dura, inviando 500 militari a Milano e potenziando la risposta punitiva contro la criminalità giovanile. Come osserva Massimo Franco sul Corriere della Sera, si tratta di una scelta politica ben precisa, ma che solleva forti dubbi di efficacia. Giovanni M. Jacobazzi su Il Riformista evidenzia come lo scontro tra i ministri Piantedosi e Crosetto sull'uso dell'Esercito mostri le crepe di un approccio che scambia l'ordine pubblico per prevenzione.\n\nLe reazioni del mondo educativo e giuridico sono nette. Su La Repubblica, Viola Giannoli raccoglie l'allarme dell'Associazione magistrati minorili, di Antigone e Save the Children, mentre Conchita Sannino intervista Marco Rossi-Doria, il quale sottolinea la totale assenza di una strategia sociale per i giovani: punire senza rieducare produce solo ulteriore rabbia. Un dato confermato da Ilaria Dioguardi su vita.it, che ricorda come la presenza di minorenni negli IPM sia già cresciuta del 50% tra il 2022 e il 2025. Sul piano strettamente giuridico, Michele Ainis su La Repubblica parla di una «grancassa» normativa che genera insicurezza, mentre il filosofo del diritto Emilio Santoro, intervistato da David Allegranti su La Nazione, bolla le nuove norme come mero populismo penale simbolico. Perfino dall'avvocatura si solleva un coro di dissenso: Annamaria Alborghetti e un folto gruppo di penalisti su Ristretti Orizzonti si dissociano dal panpenalismo che sacrifica le garanzie costituzionali.\n\nMentre a Roma si moltiplicano i decreti, sul territorio le garanzie fondamentali vengono meno. Damiano Aliprandi su Il Dubbio denuncia il caso del Lazio, rimasto privo del Garante dei detenuti dopo la scadenza del mandato di Stefano Anastasìa, in un contesto di oltre 7.000 ristretti. Analogamente, a Padova, Davide D’Attino sul Corriere del Veneto segnala lo stallo politico per la nomina del Garante al Due Palazzi, un istituto fortemente sovraffollato. Sul fronte sanitario, Gianni Vigoroso su ottopagine.it riporta l'allarme dei garanti campani Ciambriello e Palmese sulle gravi criticità legate alla salute mentale e alla tossicodipendenza nelle carceri di Napoli.\n\nEppure, le alternative al modello puramente detentivo esistono e funzionano. A Cuneo, come racconta Paolo Cornero su ideawebtv.it, l'Accordo Quadro di Filiera nato dall'esperienza dell'impresa Panaté mostra come la collaborazione tra istituzioni e privato sociale possa prevenire la recidiva garantendo lavoro e casa agli ex detenuti. Un segnale di civiltà che si affianca ad iniziative culturali come Unitre Oltre a Orvieto (orvietonews.it). Come già emerso con le criticità del Decreto Caivano, la scorciatoia securitaria rischia solo di ingolfare gli istituti e soffocare quelle esperienze territoriali che rappresentano l'unica vera strada per il reinserimento e la sicurezza della collettività.
Rassegna Stampa
Decreto Sicurezza e Giustizia Minorile
L'approvazione del nuovo Decreto Sicurezza suscita forti reazioni nel mondo della giustizia e del terzo settore. Michele Ainis su La Repubblica parla di 'grancassa dei decreti' e populismo penale, denunciando come l'ennesima stretta repressiva finisca per generare ulteriore insicurezza invece di prevenire i reati. Sul piano istituzionale, Giovanni M. Jacobazzi su Il Riformista rivela i retroscena e lo scontro tra i ministri Piantedosi e Crosetto circa i poteri da attribuire all'Esercito nelle città. Il fronte dei magistrati minorili e delle associazioni esprime profonda preoccupazione: Viola Giannoli su La Repubblica raccoglie le voci di AIMM, Antigone e Save the Children, coese nel ritenere fallimentare l'inasprimento delle sanzioni per gli adolescenti. Un giudizio condiviso da Ilaria Dioguardi su Vita, la quale sottolinea come l'aumento dei posti negli IPM rischi solo di 'alimentare il fuoco' senza curare il disagio, mentre Conchita Sannino su La Repubblica evidenzia nell'intervista a Marco Rossi-Doria la totale mancanza di una strategia educativa e inclusiva per le periferie.
Emergenza Sovraffollamento, Sanità e Garanti
La drammatica situazione delle carceri si intreccia con nodi sanitari e ritardi istituzionali. Damiano Aliprandi su Il Dubbio punta il faro sul Lazio, rimasto ufficialmente senza Garante per la scadenza del mandato di Stefano Anastasìa; una vacanza istituzionale grave in una regione con un sovraffollamento al 153% e segnata dall'ennesimo suicidio nel carcere di Viterbo. Le carenze assistenziali e psicologiche sono drammatiche anche in Campania, dove Gianni Vigoroso su ottopagine.it racconta l'incontro tra i Garanti Ciambriello e Palmese e i vertici dell'ASL Napoli 1 per affrontare la presenza di oltre 2.000 detenuti tossicodipendenti e la mancata apertura delle Rems. Infine, le criticità burocratico-politiche toccano il Veneto: Davide D’Attino su Corriere del Veneto riporta l'appello del Garante uscente di Padova affinché si superino i veti incrociati e si nomini l'ex magistrata Paola Cameran alla guida dell'ufficio per l'istituto del Due Palazzi.
Iniziative di Reinserimento e Cultura
Accanto alle ombre del sistema penitenziario emergono buone pratiche volte all'effettivo reinserimento e alla dignità della persona. Paolo Cornero su ideawebtv.it illustra l'Accordo Quadro siglato a Cuneo a partire dall'esperienza dell'impresa 'Panatè', che unisce otto realtà territoriali per garantire lavoro, microcredito e supporto abitativo agli ex detenuti nel momento cruciale del ritorno in libertà. Sul fronte culturale, orvietonews.it riporta il lancio del progetto 'Unitre Oltre' nella Casa di Reclusione di Orvieto, un ciclo di corsi e lezioni guidato da docenti ed esperti per offrire ai reclusi opportunità di crescita personale e costruire un ponte solido di dialogo con la comunità esterna.