Napoli. “Aiuto i ragazzi di Nisida ad accettare le emozioni: così imparano a gestire la rabbia”
Elena Semeraro
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leggo.it
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Riassunto
L'istituto penale minorile di Nisida ha introdotto per la prima volta in Italia la Dialectical Behavior Therapy (Dbt), un progetto guidato dalla psicoterapeuta Rosetta Cappelluccio per insegnare ai giovani detenuti a gestire la rabbia e le emozioni. L'iniziativa mira a contrastare l'uso della violenza come unico strumento di affermazione identitaria, offrendo strumenti pratici per superare l'analfabetismo emotivo che spesso alimenta la criminalità e le baby gang. Il successo del progetto ha portato alla sua espansione in altri quattro paesi europei, sottolineando la necessità di interventi educativi strutturati piuttosto che puramente punitivi. Questo evidenzia l'importanza cruciale di integrare il supporto psicologico nel sistema della giustizia minorile per garantire un reale reinserimento sociale.
L'articolo descrive come il rap stia diventando uno strumento fondamentale di riabilitazione e riscatto per i giovani detenuti negli istituti penali per minorenni, come dimostra il debutto del duo 2SHOT ad Airola. Attraverso il progetto dell'associazione 'Crisi come opportunità' e la guida di artisti come Lucariello, i ragazzi possono canalizzare la rabbia in musica e accedere a percorsi professionali riconosciuti dalla SIAE. Queste iniziative offrono ai giovani una voce per raccontare il proprio passato e costruire una prospettiva futura oltre la detenzione. Il successo di tali laboratori sottolinea l'importanza di investire in percorsi creativi per il reinserimento sociale dei minori nel sistema penale.
Milena Gabanelli e Andrea Priante
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Corriere della Sera
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L'articolo analizza l'allarmante evoluzione della criminalità minorile in Italia, caratterizzata da un aumento dei reati violenti e dall'uso dei social media per glorificare la prevaricazione. Nonostante l'inasprimento delle pene introdotto dal Decreto Caivano, l'approccio puramente punitivo ha portato al sovraffollamento delle carceri minorili senza garantire percorsi di riabilitazione efficaci. La situazione è aggravata da pesanti tagli al budget per l'istruzione e il reinserimento sociale dei giovani detenuti, lasciando spesso gli operatori senza risorse. Ciò evidenzia una profonda crisi nel sistema penale minorile italiano, dove la punizione sembra prevalere sulla necessaria funzione educativa.
L'articolo analizza l'attuale deriva repressiva della giustizia minorile in Italia attraverso la testimonianza della psicologa e mediatrice Francesca Mosiello. Il modello tradizionale, basato sulla deistituzionalizzazione e sulla riparazione del danno, sta lasciando il posto a un approccio carcerocentrico che ignora i successi educativi e i percorsi di mediazione del passato. La giustizia riparativa viene indicata come lo strumento più efficace per la responsabilizzazione dei giovani, poiché permette un confronto diretto tra reo e vittima per ricostruire il legame sociale infranto. Questo cambiamento di rotta mette in discussione l'efficacia del sistema penale nel prevenire la recidiva e nel tutelare la funzione rieducativa della pena per i minori.