Padova. Carcere Due Palazzi: il carteggio “segreto” tra il Dap e la direzione
Luca Preziusi
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Il Gazzettino
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Riassunto
L'articolo analizza le forti tensioni tra il DAP e il carcere Due Palazzi di Padova in seguito alla chiusura del reparto di Alta Sicurezza, segnata tragicamente dai suicidi di due detenuti durante le operazioni di trasferimento. Le nuove e restrittive direttive ministeriali hanno limitato l'accesso dei detenuti ai laboratori lavorativi d'eccellenza della struttura, ignorando le linee guida interne che raccomandano cautela e preavviso per tutelare la stabilità psicologica dei reclusi. La gestione improvvisa del provvedimento ha sollevato aspre polemiche politiche e sociali, mettendo in luce le contraddizioni tra le circolari burocratiche e la realtà operativa penitenziaria. Questo caso evidenzia una preoccupante criticità nella gestione dei trasferimenti e nel coordinamento tra i vertici dell'amministrazione e le direzioni carcerarie.
L'articolo denuncia la tragica morte per suicidio di due detenuti nel carcere Due Palazzi di Padova, avvenuta in seguito a improvvisi trasferimenti e alla chiusura di intere sezioni. Queste operazioni, decise dal DAP senza adeguata comunicazione, interrompono percorsi rieducativi pluriennali e separano i detenuti dai propri affetti e territori d'origine. Il sovraffollamento e la carenza di assistenza psicologica aggravano una situazione già critica, trasformando il carcere in un luogo di sola sofferenza anziché di riabilitazione. Ciò evidenzia l'urgente necessità di riforme che riportino il sistema penitenziario verso la legalità costituzionale e il rispetto dei diritti umani.
Un detenuto di 74 anni, ergastolano da 38 anni nel carcere "Due Palazzi" di Padova, si è tolto la vita in seguito alla notizia del suo imminente trasferimento coatto deciso dal Dap. Le associazioni dei volontari denunciano una gestione ministeriale centralizzata e punitiva che interrompe percorsi rieducativi storici, ignorando il principio di non regressione trattamentale. L'episodio, il terzo suicidio in un mese, aggrava il clima di tensione in una struttura già colpita da un grave sovraffollamento e carenza di organico. Questa tragedia evidenzia una crisi profonda del sistema penitenziario italiano, dove la logica del trasferimento sembra prevalere sul fine costituzionale della riabilitazione.
L'articolo analizza le conseguenze della chiusura della sezione di Alta Sicurezza del carcere Due Palazzi di Padova, segnata dal tragico suicidio del detenuto Pietro Marinaro durante il trasferimento. I rappresentanti del volontariato, Ornella Favero e Attilio Favaro, denunciano la fine di un modello riabilitativo d'eccellenza che permetteva ai condannati per gravi reati di intraprendere percorsi di cambiamento. Il trasferimento improvviso e la perdita dei pochi punti fermi costruiti negli anni sono descritti come atti di estrema crudeltà che vanificano i progressi compiuti. Questa vicenda mette in luce la critica gestione dei regimi detentivi speciali e l'importanza vitale dei progetti di reinserimento nel sistema penitenziario italiano.