Rogoredo, le regole dello spaccio nel boschetto senza più alberi
Roberto Maggioni
·
Il Manifesto
·
Riassunto
L'articolo descrive il netto contrasto tra i nuovi murales olimpici a Milano Rogoredo e la persistente realtà dello spaccio di eroina e cocaina, che si è spostata lungo la ferrovia e nei comuni limitrofi. La recente uccisione di Abderrahim Mansouri da parte di un poliziotto ha riacceso i riflettori su una zona segnata da degrado e marginalità, dove la riduzione del danno è affidata principalmente a cooperative e volontari. Nonostante gli sforzi di riqualificazione urbana, l'area rimane un fulcro di consumo a basso costo che la politica regionale fatica a gestire se non in termini di sicurezza. Questa situazione evidenzia la necessità di affrontare le tossicodipendenze come una complessa emergenza sanitaria e sociale, non solo come un problema di ordine pubblico.
Un poliziotto di 40 anni è indagato per omicidio volontario dopo aver ucciso il ventottenne Abderrahim Mansouri a Milano, sostenendo di aver sparato per legittima difesa contro quella che sembrava un'arma vera, rivelatasi poi a salve. La famiglia della vittima chiede verità sulla dinamica del fatto, avvenuto durante un intervento non ufficialmente assegnato all'agente in una zona nota per lo spaccio. Mentre l'indagato resta in servizio, la procura cerca riscontri tramite autopsia, perizie balistiche e possibili filmati delle telecamere circostanti. Questo caso solleva dubbi critici sulla proporzionalità dell'uso della forza e sulla gestione degli interventi di polizia nelle aree periferiche.
L'articolo racconta la storia di F., un trentunenne albanese condannato per spaccio che sta scontando gli ultimi quattro anni di pena presso l'azienda agricola sociale Parco Contadino Pratolungo. Grazie all'intervento dell'associazione Viale K, l'uomo ha trovato accoglienza e un'opportunità di reinserimento nonostante non avesse una dimora per scontare i domiciliari. F. esprime profondo pentimento per il suo passato e il desiderio di costruirsi un futuro onesto integrandosi nel tessuto sociale italiano. Questo caso evidenzia l'importanza fondamentale delle realtà di terzo settore nel supportare il percorso riabilitativo dei detenuti privi di reti familiari.
Il Governo italiano ha presentato nuove bozze legislative sulla sicurezza che mirano a rafforzare il controllo preventivo e la repressione, colpendo in particolare stranieri, giovani e manifestanti. Le norme prevedono un ampliamento dei poteri amministrativi, come l'estensione delle 'zone rosse' urbane e dei provvedimenti di Daspo, basandosi spesso sulla presunta pericolosità sociale piuttosto che su fatti accertati. Secondo l'autrice, questo approccio trasforma la sicurezza da garanzia dei diritti a strumento di esclusione, limitando la libertà di circolazione dei soggetti più marginali. Tale spostamento verso una gestione punitiva e anticipatoria del rischio solleva serie preoccupazioni circa la tenuta dei principi di legalità e delle libertà fondamentali in Italia.