Ferrara. La rinascita del detenuto F.: “Prima spacciavo, ora aiuto gli altri”
Riassunto
L'articolo racconta la storia di F., un trentunenne albanese condannato per spaccio che sta scontando gli ultimi quattro anni di pena presso l'azienda agricola sociale Parco Contadino Pratolungo. Grazie all'intervento dell'associazione Viale K, l'uomo ha trovato accoglienza e un'opportunità di reinserimento nonostante non avesse una dimora per scontare i domiciliari. F. esprime profondo pentimento per il suo passato e il desiderio di costruirsi un futuro onesto integrandosi nel tessuto sociale italiano. Questo caso evidenzia l'importanza fondamentale delle realtà di terzo settore nel supportare il percorso riabilitativo dei detenuti privi di reti familiari.
Il Resto del Carlino, 25 gennaio 2026
Progetti e speranza: da Ferrara il racconto di un 31enne, condannato a 10 anni, di cui 6 già scontati. “Sono pentito, voglio costruirmi un futuro migliore”. Le lancette dell’orologio si sono fermate alle 12, i volontari e gli ospiti si mettono a tavola insieme. È tutto pronto, il profumo del cibo si respira nella sala, insieme alla voglia di ritrovarsi. Piatti, bicchieri e tovaglioli. I volontari hanno servito minestra di verdura, lenticchie con pezzetti di mortadella. Poi arriverà anche la frutta e alla fine il caffè. È mezzogiorno nell’azienda agricola sociale Parco Contadino Pratolungo, la sede si trova nella zona dei Prati di Palmirano.
Seduto a uno dei tavoli c’è F., 31 anni, condannato a dieci anni per spaccio di droga. Sei anni di carcere li ha già scontati, ne mancano ancora quattro che sembrano non finire mai. Francesco per motivi di salute usufruisce del regime dei domiciliari da un po’ di tempo. Potrebbe scontare la pena residua a casa, ma una casa non ce l’ha. La sua famiglia si trova in Albania, il Paese da dove lui è partito ormai un bel po’ di tempo fa. Non è sposato, non ha figli, non ha parenti in Italia. “Questo è uno di quei casi nei quali possiamo subentrare noi”, dice Domenico Bedin.
“Devo ringraziare la comunità di Pratolungo e l’associazione Viale K che mi hanno accolto, altrimenti non avrei proprio saputo come fare. Adesso sono qui, ho trovato persone buone, che mi aiutano”
Lei spacciava?
“Sì, vendevo droga”
È un reato grave, è pentito?
“Certo, ho sbagliato. È stato un brutto periodo della mia vita. Ripeto ho sbagliato e mi vergogno dei miei errori.
Cosa fa adesso, quali sono le sue mansioni?
“Aiuto i volontari, sono ospitato qui, faccio piccole cose, pulisco, tengo in ordine. Insomma, cerco di rendermi utile, di dare una mano alle persone che mi hanno aperto la porta, ai volontari”
Come si trova a Pratolungo?
“Bene, molto bene. Ho la sensazione di essere rinato, qui ho trovato una nuova vita, un’occasione per poter ripartire. Ho imparato a rigare diritto, voglio solo espiare la mia pena, costruire qualcosa nel Paese che mi ospita. Davanti a me ho tanti anni, l’opportunità di essere onesto, di avere una vita onesta. Devo rigare diritto per me, anche per queste persone che si stanno rimboccando le maniche per aiutarmi”.