Veneto. Giustizia, magistrati e avvocati all’attacco. Il governo: “Basta bugie, stiamo assumendo”
Gloria Bertasi
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Corriere del Veneto
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Riassunto
Il sistema giudiziario del Veneto affronta gravi criticità, tra cui una cronica carenza di organico e un preoccupante sovraffollamento carcerario che ha portato a nove suicidi nell'ultimo anno. Nonostante il raggiungimento degli obiettivi del PNRR, magistrati e avvocati esprimono forte dissenso verso la riforma Nordio, lamentando la scarsa attrattività della regione per i giovani magistrati. Il governo difende il proprio operato citando nuove assunzioni e interventi per l'edilizia penitenziaria, ma la macchina della giustizia resta rallentata da disfunzioni strutturali e carenze nei tribunali minori. Questa situazione evidenzia la necessità di un potenziamento concreto delle risorse per garantire l'efficacia del sistema e il rispetto dei diritti umani nelle carceri.
Nonostante le risorse del PNRR, gli obiettivi di riduzione dei tempi della giustizia in Italia restano lontani, con il parametro del 'disposition time' fermo al 20% contro il 40% previsto. La situazione è particolarmente critica in Veneto, dove tribunali come quello di Venezia registrano un aumento dei procedimenti pendenti sia nel settore civile che in quello penale. Il termine dei contratti del personale di supporto a giugno 2026 rischia di riportare il sistema al collasso, rendendo urgenti la stabilizzazione del personale e nuovi investimenti nelle piante organiche di magistrati e cancellieri. Questa situazione mette in luce la fragilità strutturale della macchina giudiziaria italiana e la difficoltà di allinearsi agli standard europei senza riforme permanenti.
In un recente resoconto alla Camera, il Guardasigilli Carlo Nordio ha rivendicato i progressi del governo nel sistema carcerario, citando un calo del 10% dei suicidi e nuovi investimenti per la salute mentale e il lavoro esterno. Tuttavia, i dati reali mostrano che il numero totale di decessi rimane quasi invariato e che il sovraffollamento è in aumento, con oltre 63.000 detenuti a fronte di circa 46.000 posti disponibili. Mentre il ministro attribuisce la responsabilità della mancata applicazione delle misure alternative alla magistratura, le opposizioni denunciano condizioni di vita degradanti per i reclusi. Questa divergenza tra la narrazione istituzionale e la realtà dei fatti evidenzia la persistente emergenza dei diritti umani nelle carceri italiane.
L'articolo denuncia l'aggravarsi dell'emergenza carceraria in Italia, segnata da cinque suicidi dall'inizio dell'anno e numerosi atti di autolesionismo, in particolare nel carcere di Padova. Le opposizioni criticano duramente il Ministro Nordio per aver evitato il confronto in Aula e per una circolare del DAP che ostacola le attività trattamentali e l'accesso delle istituzioni locali nei penitenziari. Le proteste di attivisti e politici sottolineano come il sovraffollamento e la mancanza di prospettive future per i detenuti violino il dettame costituzionale sulla funzione rieducativa della pena. Questa situazione evidenzia la necessità urgente di un intervento strutturale per garantire la dignità e la sicurezza nel sistema penitenziario italiano.