Arresti domiciliari per i ragazzini, mancano solo i “cattivi maestri” per tornare agli anni 70
Frank Cimini
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L’Unità
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Riassunto
Sei minorenni tra i 16 e i 17 anni sono stati posti agli arresti domiciliari a Torino a seguito di scontri avvenuti con i giovani di Fratelli d'Italia davanti al liceo Einstein. Il giudice per le indagini preliminari ha motivato la decisione citando il pericolo di reiterazione dei reati e criticando la pretesa superiorità morale con cui i giovani giustificherebbero l'uso della violenza. Esponenti di Forza Italia hanno inoltre sollecitato indagini per individuare presunti 'cattivi maestri' che avrebbero istigato i ragazzi alla guerriglia urbana. Questo episodio solleva seri interrogativi sulla tendenza a privilegiare risposte esclusivamente repressive di fronte a fenomeni di dissenso giovanile e disagio sociale.
L'articolo analizza l'allarmante aumento della criminalità minorile in Italia, evidenziando una crescita di rapine, violenze sessuali e dell'uso di armi bianche tra gli under 18. I magistrati segnalano come il "decreto Caivano" stia portando al sovraffollamento delle carceri minorili, mentre mancano risorse per comunità e programmi di accoglienza adeguati. Il fenomeno riflette un profondo disagio sociale legato all'abbandono scolastico e a carenze educative, rendendo le risposte puramente punitive spesso insufficienti. Questa situazione pone l'accento sulla necessità critica di riforme che integrino prevenzione sociale e supporto psicologico nel sistema penale minorile.
L'articolo analizza il dibattito politico sul nuovo decreto Sicurezza, alimentato da recenti episodi di violenza giovanile nelle scuole di La Spezia e Sora. Mentre il governo propone misure di 'tolleranza zero' con nuovi reati e arresti facilitati per i minori, le opposizioni e il Vaticano chiedono maggiore attenzione alla prevenzione e all'educazione. Il pacchetto normativo prevede pene severe per il porto d'armi bianche e sanzioni pecuniarie per i genitori responsabili della sorveglianza dei minori. Questa vicenda solleva un interrogativo cruciale sull'efficacia delle risposte meramente repressive di fronte a un disagio sociale che affonda le radici nella cultura e nei valori dei giovani.
L'apertura dell'anno giudiziario ha evidenziato una grave carenza di personale e un allarmante incremento della criminalità minorile, con una crescita significativa di reati sessuali e violenze tra gli under 18. Da Nord a Sud, i magistrati segnalano la diffusione di armi tra i giovanissimi, il disagio dei minori non accompagnati e l'impatto della dispersione scolastica sulla devianza sociale. Parallelamente, restano critici i dati sui femminicidi e la capacità delle organizzazioni mafiose di infiltrarsi capillarmente nel tessuto economico nazionale. Questa situazione sottolinea l'urgenza di interventi strutturali che integrino giustizia e politiche sociali per contrastare la crescente violenza giovanile.