Piacenza. Detenute in scena alle Novate “È interesse di tutti che il carcere sia luogo di qualità”
Riassunto
Lo spettacolo “Giubileo in alta sicurezza”, diretto da Mimmo Sorrentino, mette in scena presso il carcere di Piacenza un'analogia tra il viaggio dei pellegrini e il percorso interiore di riabilitazione delle detenute. L’iniziativa, parte del progetto “Educarsi alla libertà”, coinvolge donne recluse nel circuito di alta sicurezza con l’obiettivo di abbattere la recidiva attraverso l'arte e la cultura. I promotori sottolineano come il teatro trasformi il carcere in un luogo di partecipazione, rendendo la rieducazione non solo un diritto del detenuto, ma un interesse dell’intera collettività. Questo esempio virtuoso evidenzia l'importanza di sostenere percorsi trattamentali di qualità per favorire il reale riscatto sociale e la sicurezza del territorio.
“Il Giubileo in alta sicurezza” porta in scena le detenute alle Novate - Tesse un’analogia fra le detenute che desiderano riabilitarsi e i pellegrini in cerca di perdono lo spettacolo “Giubileo in alta sicurezza”, che andrà in scena venerdì 6 febbraio presso la Casa Circondariale di Piacenza. La drammaturgia, poetica e potente, mette al centro della scena il viaggio: quello dei pellegrini, che si mettono in cammino per realizzare nell’incontro con l’altro la propria conversione; e poi il viaggio, necessariamente solo interiore, dalle persone ristrette, che scontando la propria pena, cercano perdono e salvezza.
Il cast, non a caso, è composto da un gruppo di quattro attrici-detenute del circuito dell’Alta sicurezza, di recente trasferite dalla Casa di reclusione di Vigevano a quella di Piacenza, che nei mesi scorsi hanno preso parte a un percorso teatrale condotto dal pluripremiato drammaturgo, regista e docente di teatro partecipato Mimmo Sorrentino. Insieme a loro, le attrici professioniste Adriana Busi e Monica Garcia. Il “Giubileo in alta sicurezza” rientra nel più ampio progetto “Educarsi alla libertà” promosso dalla cooperativa sociale Teatroincontro, patrocinato dal Ministero della Giustizia e dal Mibact e sostenuto dalla Fondazione Piacenza e Vigevano.
Già attivo da diversi anni nella Casa circondariale di Vigevano, il progetto finora ha prodotto spettacoli rappresentati in teatri stabili, di ricerca, in tante Università italiane, che sono stati visti da oltre 12mila spettatori. Lo spettacolo è stato presentato durante una conferenza stampa nella sede della Fondazione di Piacenza e Vigevano lunedì 26 gennaio.
Fondazione carcere teatro Giubileo della sicurezza - Nel corso della presentazione, il direttore artistico Mimmo Sorrentino, già docente di “teatro partecipato” presso la scuola Paolo Grassi di Milano, ha spiegato da dove nasce l’idea del “Giubileo in alta sicurezza”. “Il pellegrino è colui che si reca in luoghi lontani, chiese o moschee, non fa differenza, per chiedere perdono per i propri peccati - ha spiegato -. L’etimo di pellegrino è straniero, e lo straniero è una persona che nel suo viaggio è obbligato a confrontarsi con usanze, regole, culture, lingue diverse dalle sue. Ciò produce un apprendimento e l’apprendimento un cambiamento. Così il pellegrino, quando entra nelle tre chiese di Roma per rimettere i propri peccati, è un uomo nuovo, perché il viaggio lo ha cambiato, preparandolo a ricevere il perdono divino”.
Cinque punti sintetizzano gli obiettivi raggiunti da quando è attivo il progetto: l’abbattimento della recidiva, il valore di contrasto alla criminalità organizzata anche con l’aiuto degli agenti di polizia penitenziaria, il territorio, la consapevolezza della comunità e la redenzione con l’idea del pellegrinaggio. “Il carcere è diventato luogo di partecipazione culturale, che non esclude ma contiene la città - ha detto Sorrentino -. Grazie ai nostri spettacoli sono aumentate le persone che hanno dato disponibilità a fare volontariato in carcere e i più giovani si sono avvicinati al teatro”.
Il direttore della casa circondariale delle Novate, Andrea Romeo, ha sottolineato l’importanza della continuità: le detenute, infatti, sono state trasferite l’estate scorsa dalla Casa di reclusione di Vigevano a quella di Piacenza.
“È un modo per dare continuità al progetto trattamentale e di vita delle persone detenute - ha detto - come istituzioni è un’occasione per metterci in gioco al fine di adattare il percorso alle nuove esigenze. Per le nostre detenute è la prima vera proposta di continuità. Così il cambiamento per loro è stato meno impattante”. Il carcere, ha proseguito Romeo, “deve essere un luogo di qualità, in cui si produce arte. Tutto ciò non si può improvvisare, lavoriamo con le persone e col loro vissuto, nell’ottica della riabilitazione.
Il teatro fa la differenza in carcere: lo porteremo avanti con esperienze variegate per dare un’opportunità al territorio, affinché si comprenda che la rieducazione non è solo un diritto del detenuto ma un interesse collettivo. E la città deve sentirsi corresponsabile di questa rieducazione”. Valori condivisi anche dal presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano. “È interesse di tutti che il carcere sia un luogo di qualità - ha detto Roberto Reggi - alla comunità conviene avere un luogo così. Questa produzione non è un fatto estemporaneo, ma lavora sul progetto di vita di queste persone, coerentemente con gli obiettivi di welfare della Fondazione”.
Fondazione carcere teatro Giubileo della sicurezza - Anche se le detenute non possono compiere un viaggio fisico, la drammaturgia dello spettacolo racconta il viaggio nel femmineo e del femmineo che le porta verso la redenzione. Il risultato più importante ottenuto negli anni dal progetto, ha riferito Sorrentino, è che nessuna delle detenute di alta sicurezza che vi ha partecipato è tornata a delinquere dopo la scarcerazione.
La maggioranza di esse si è trasferita al nord con i propri figli e si è impiegata in lavori umili (badanti, donne delle pulizie, operaie). L’attività di Teatroincontro ha inoltre richiamato l’attenzione di molti studiosi, fra i quali Massimo Recalcati, Adolfo Ceretti e Nando Dalla Chiesa, che nel suo ultimo libro La legalità è un sentimento ha dichiarato che nella Casa di Reclusione di Vigevano si è aperta una strada del tutto nuova di contrasto alla criminalità organizzata.
Si sono poi ispirati al lavoro della cooperativa anche numerosi artisti, a cominciare dal regista Leonardo Di Costanzo per il suo acclamatissimo film Ariaferma, e poi Mario Martone, Maddalena Crippa, Arianna Scomegna, Donatella Finocchiaro e Bruno Oliviero che sul lavoro di Sorrentino ha girato il docufilm Cattività prodotto dalla Rai.
Modalità di partecipazione su invito - Nel rispetto della normativa vigente per il circuito dell’Alta sicurezza, potranno assistere allo spettacolo, su invito, solo i rappresentanti delle istituzioni e delle realtà connesse all’attività della Casa circondariale.