Investire su istruzione, lavoro, cura delle dipendenze e legami. Solo così si aiuta la società
Stefano Maria Capilupi
·
Il Riformista
·
Riassunto
L'autore riflette sulla natura della pena partendo dalle radici cristiane e umanistiche, sottolineando che la giustizia deve essere riparazione e riconciliazione piuttosto che semplice ritorsione. Attraverso i contributi della teologia di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori e della letteratura russa di Dostoevskij, l'articolo evidenzia come la sanzione debba avere una funzione 'terapeutica' e rieducativa. Viene ribadito il principio secondo cui nessun individuo coincide esclusivamente con il reato commesso, concetto cardine anche dell'articolo 27 della Costituzione italiana. L'obiettivo di un sistema carcerario moderno deve essere il reinserimento sociale attraverso istruzione e lavoro per garantire una sicurezza reale e non solo indignazione. Questo approccio sottolinea una sfida fondamentale per l'umanizzazione del sistema penale contemporaneo.
L'articolo mette in luce come le misure alternative alla detenzione riducano drasticamente la recidiva, passando dal 70% di chi sconta la pena in carcere al solo 17%. L'autore critica l'attuale sistema che vede la prigione come una "scuola del crimine", proponendo di trasformare le misure alternative in pene principali per rispettare il dettato costituzionale di risocializzazione. Attraverso dati concreti, si dimostra che la sicurezza pubblica non aumenta con l'inasprimento delle pene detentive, ma con seri percorsi trattamentali e lavorativi. Questa analisi evidenzia la necessità urgente di una riforma liberale e garantista della giustizia penale italiana.
Simone Alecci, Sergio Belardinelli, Umberto Curi, et al.
·
Il Foglio
·
Il testo propone un "indulto differito" come soluzione innovativa per affrontare l'emergenza del sovraffollamento carcerario in Italia, accogliendo gli appelli di Papa Francesco e del Presidente Mattarella. A differenza di un provvedimento immediato, questa misura prevede un'efficacia ritardata di tre o sei mesi per organizzare percorsi di reinserimento sociale, lavorativo e di giustizia riparativa. L'obiettivo è prevenire la recidiva e garantire la sicurezza collettiva attraverso un accompagnamento concreto del detenuto verso la libertà. Questa proposta evidenzia la necessità di una riforma che coniughi la clemenza istituzionale con la responsabilità sociale e strutturale del sistema penitenziario.
Un gruppo di magistrati e giuristi propone l'adozione di un 'indulto differito' per contrastare l'emergenza del sovraffollamento carcerario in Italia, rispondendo agli appelli del Papa e del Presidente della Repubblica. A differenza dei provvedimenti passati, questa misura prevede un rinvio dell'efficacia di alcuni mesi per permettere un adeguato accompagnamento sociale e percorsi di reinserimento lavorativo. L'obiettivo è prevenire la recidiva garantendo che il ritorno in libertà sia supportato da servizi sociali, enti territoriali e progetti di giustizia riparativa. Tale proposta mira a coniugare la clemenza con la sicurezza collettiva e la dignità dei detenuti attraverso un percorso di restituzione sociale. Questo evidenzia la necessità di riforme che vadano oltre la semplice scarcerazione per affrontare in modo umano e strutturale le criticità del sistema penale.