Michele Sarno: “Il processo non deve solo essere giusto ma anche apparire giusto”
Aldo Torchiaro
·
Il Riformista
·
Riassunto
In questa intervista, l'avvocato Michele Sarno critica il coinvolgimento politico dell'ANM nei comitati referendari, sostenendo che tale attivismo ne comprometta l'imparzialità agli occhi dei cittadini. Sarno difende la riforma della giustizia, in particolare la separazione delle carriere, come strumento essenziale per garantire che il giudice sia realmente terzo e indipendente. Viene inoltre sottolineata l'importanza della meritocrazia e del superamento delle correnti interne alla magistratura per ripristinare la fiducia nel sistema giudiziario. Queste riflessioni evidenziano il delicato equilibrio tra l'autonomia dei magistrati e la percezione pubblica di un processo equo.
L'articolo analizza il prossimo referendum sulla riforma della giustizia, focalizzato sulla separazione delle carriere, l'istituzione di due CSM e di un'Alta Corte disciplinare. Secondo l'autore, la riforma non attacca la magistratura ma rafforza lo Stato di diritto, garantendo che il giudice sia un arbitro terzo e imparziale tra accusa e difesa. Un punto cruciale è la riduzione del peso delle correnti attraverso il sorteggio dei componenti dei Consigli, mantenendo comunque l'indipendenza del Pubblico Ministero dal potere politico. La riforma punta a superare una visione moralista della giustizia per approdare a un sistema accusatorio moderno e trasparente. Questo dibattito sottolinea la necessità di evolvere il sistema penale italiano verso una maggiore equità e terzietà.
L'articolo analizza l'acceso scontro tra politica e magistratura in Italia, alimentato dalle riforme del ministro Nordio sulla separazione delle carriere e la riforma del CSM. L'autore evidenzia come l'Associazione Nazionale Magistrati si stia comportando come una vera forza di opposizione politica, cercando di ostacolare il prossimo referendum sulla giustizia. Viene inoltre criticato l'uso di valutazioni ideologiche all'interno di atti giudiziari e comunicati ufficiali, evidenziando una sovrapposizione tra decisioni giuridiche e giudizi politici. Questa situazione solleva interrogativi urgenti sulla necessaria terzietà del giudice e sul corretto bilanciamento tra i poteri dello Stato.
L'avvocato Stefano Giordano sostiene la separazione delle carriere tra magistrati e pubblici ministeri, considerandola un passaggio obbligato per attuare pienamente il processo accusatorio e l'articolo 111 della Costituzione. Secondo Giordano, la riforma non sottomette il PM all'esecutivo, ma garantisce la terzietà del giudice e rompe le logiche di potere correntizie emerse con il caso Palamara. L'intervista sottolinea l'importanza di strumenti come il sorteggio per il CSM e l'istituzione di un'Alta Corte disciplinare per superare i fallimenti dell'autodisciplina interna. La riforma mira inoltre ad allineare l'ordinamento italiano agli standard europei, dove la distinzione tra chi accusa e chi giudica è la norma. Questo dibattito pone l'accento sulla necessità di una magistratura strutturalmente imparziale per assicurare l'effettiva parità delle armi nel sistema penale.