Perché non c’è ancora la data del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati?
Federico Gonzato
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pagellapolitica.it
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Riassunto
Nonostante la riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati sia stata approvata mesi fa, la data del referendum confermativo resta incerta a causa di diverse interpretazioni normative. Il governo deve decidere se indire la consultazione subito, basandosi sulle richieste dei parlamentari già convalidate, o attendere il 30 gennaio per includere l'esito della raccolta firme promossa dai cittadini. Gli esperti costituzionalisti sottolineano che attendere la fine del trimestre previsto dalla Costituzione sarebbe più coerente con la prassi democratica. Tale incertezza solleva questioni rilevanti sulla tempistica e la trasparenza dei processi di riforma istituzionale in Italia.
Il referendum sulla riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere tra magistrati e pubblici ministeri, si terrà probabilmente il 22 e 23 marzo 2026. La scelta della data è il risultato di una mediazione tra il Quirinale e Palazzo Chigi per conciliare le tempistiche del governo con le richieste delle opposizioni. Mentre la maggioranza punta a concludere la consultazione prima di Pasqua, i leader del centrosinistra Schlein e Conte si preparano a una mobilitazione per il 'No'. L'ufficialità della data è attesa per i primi giorni del nuovo anno attraverso un decreto del Presidente della Repubblica. Questo appuntamento rappresenta un passaggio cruciale per definire l'assetto futuro del sistema giudiziario italiano.
I promotori del referendum contro la riforma della magistratura hanno raggiunto le 500.000 firme e presentato un ricorso al Tar Lazio per contestare le date del voto fissate per il 22-23 marzo. I ricorrenti sostengono che la tempistica attuale non permetta alla Cassazione di valutare correttamente il loro quesito, che risulta più dettagliato rispetto a quello già approvato di origine parlamentare. Il Tar esaminerà la domanda di sospensione cautelare il prossimo 27 gennaio, mentre il comitato del Sì si è costituito in giudizio per opporsi al rinvio. Questa vicenda evidenzia le complessità procedurali e le tensioni politiche che possono condizionare l'esercizio della democrazia diretta in Italia.
I promotori del referendum sulla riforma della giustizia hanno raccolto 500 mila firme e avviato un contenzioso legale contro il governo per contestare la data del voto fissata al 22 e 23 marzo. Il comitato accusa l'esecutivo di non aver rispettato il termine costituzionale di tre mesi per la raccolta firme, avendo indetto la consultazione in anticipo sulla base di una legge del 1970. Attualmente si attende la decisione del TAR del Lazio, prevista per il 27 gennaio, che potrebbe annullare il decreto governativo e obbligare a una nuova calendarizzazione. Questa vicenda mette in luce un'importante tensione tra interpretazioni legislative e garanzie costituzionali nei processi di democrazia diretta.