Ceccanti: “I Sì al referendum arriveranno anche da chi sta con Schlein”
Lisa Di Giuseppe
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Il Domani
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Riassunto
L'ex deputato PD Stefano Ceccanti, vicepresidente di Libertà Eguale, sostiene le ragioni del "Sì" al referendum sulla separazione delle carriere, distanziandosi dalla linea ufficiale per il "No" della segretaria Elly Schlein. Ceccanti afferma che la riforma sia necessaria per garantire un giudice realmente terzo e completare il disegno del processo accusatorio iniziato da Giuliano Vassalli. Egli invita gli elettori e gli iscritti al partito a votare seguendo la propria sensibilità e il merito del quesito, anziché limitarsi alla disciplina di partito o alla contrapposizione politica al governo. Questa spaccatura evidenzia la persistente complessità del dibattito interno al centrosinistra sui temi della riforma della giustizia.
Esponenti dell'opposizione e della società civile si sono riuniti a Roma per lanciare la campagna del 'No' al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Figure come Elly Schlein e Nicola Fratoianni sostengono che la riforma mini l'indipendenza della magistratura e la separazione dei poteri per favorire chi è al governo. Maurizio Landini ha sottolineato la necessità di una mobilitazione capillare, ricordando che la vittoria dipenderà dalla partecipazione dei cittadini dato che per questo quesito non è previsto un quorum. Il comitato vede in questo voto una difesa fondamentale dell'assetto democratico e dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Questo scontro evidenzia una tensione profonda e crescente tra il potere politico e l'ordine giudiziario in Italia.
L'articolo analizza la fase di stallo della campagna referendaria sulla giustizia, caratterizzata dall'attuale cautela di Giorgia Meloni ed Elly Schlein nel sovraesporsi. Mentre il centrodestra punta a mobilitare l'elettorato facendo leva sulla storica insofferenza verso la magistratura, il centrosinistra fatica a trovare un racconto unitario che non si limiti alla difesa dei giudici. La sfida cruciale riguarda la possibile politicizzazione del voto: trasformare il referendum in uno scontro tra leader potrebbe aumentare l'affluenza, ma espone le protagoniste a rischi politici elevati in caso di sconfitta. Questo scenario sottolinea come le riforme istituzionali in Italia finiscano spesso per diventare un test di sopravvivenza per i leader di partito.
A Palermo è stata lanciata la campagna della società civile per il "no" al referendum sulla riforma della giustizia, che vede coinvolte realtà come Cgil, Arci e Libera. La portavoce Daniela Ciancimino sostiene che la riforma miri a sbilanciare i poteri dello Stato e a sottomettere la magistratura alla politica, senza risolvere criticità come il sovraffollamento carcerario. Il comitato esprime preoccupazione per la natura unilaterale del provvedimento e per il rischio di un alto astensionismo tra i cittadini. L'obiettivo è mobilitare l'opinione pubblica, specialmente i giovani, contro quella che viene definita una deriva democratica. Questa iniziativa evidenzia la crescente tensione tra governo e società civile riguardo all'indipendenza del sistema giudiziario italiano.