Cagliari. La denuncia di Sdr: “Con 41bis a Uta impossibile garantire cure a detenuti”
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Sardegna. “Un’isola-carcere”, l’ideona del Governo a cui la Regione si oppone fermamente
Enza Plotino · Il Fatto Quotidiano ·
L'articolo analizza la proposta del governo di trasferire circa 240 detenuti in regime di 41-bis nelle carceri sarde di Uta, Bancali e Badu ‘e Carros, trasformando l'isola in un polo di massima sicurezza. La Presidente della Regione, Alessandra Todde, si oppone fermamente alla decisione, citando i gravi rischi per la sicurezza, l'economia e la sanità pubblica locale, oltre al pericolo di radicamento di famiglie mafiose nel territorio. Il piano comporterebbe inoltre il trasferimento dei detenuti comuni sardi fuori dall'isola per fare spazio ai criminali di massima pericolosità. Questa situazione evidenzia una criticità significativa nel rapporto tra le decisioni dello Stato centrale e la tutela dell'autonomia e della sicurezza dei territori regionali.
Sardegna. Super carceri per i detenuti in 41 bis, scontro tra Delmastro e la Regione
Eleonora Martini · Il Manifesto ·
Il governo intende concentrare gli oltre 750 detenuti in regime di 41-bis in soli sette istituti penitenziari dedicati, gestiti esclusivamente dal Gruppo Operativo Mobile (GOM). La Regione Sardegna si oppone fermamente al progetto, temendo di diventare una colonia penale e denunciando i rischi per la sanità locale e la sicurezza. Il sottosegretario Delmastro giustifica la misura come necessaria per adempiere a una sentenza della Corte Costituzionale sulle ore d'aria, nonostante le critiche dei garanti dei detenuti. Questa iniziativa segna una svolta verso un modello di carcerazione di super-massima sicurezza che interroga profondamente il rispetto dei diritti dei detenuti in Italia.
Sardegna. “Il problema non è il 41-bis ma la gestione complessiva del sistema penitenziario”
Lisa Ferreli · italiachecambia.org ·
L'articolo analizza il dibattito sul trasferimento dei detenuti in regime di 41-bis in Sardegna, evidenziando le criticità di un sistema carcerario isolano già provato da sovraffollamento e carenza di personale. Mentre la politica regionale teme infiltrazioni mafiose e un eccessivo carico sui servizi sanitari, l'assistente sociale Claudia Camarda suggerisce che tale timore riveli un'incapacità istituzionale nel governare lo Stato. Camarda contesta l'idea che la sicurezza di un territorio dipenda dalla sola presenza dei detenuti, puntando il dito contro le lacune amministrative e la narrazione della paura. La questione solleva dubbi sulla reale efficacia del regime speciale se le stesse istituzioni dichiarano implicitamente di non saperlo gestire senza rischi per la comunità. Questo scenario evidenzia la necessità di affrontare le carenze strutturali della sanità e della sicurezza penitenziaria anziché limitarsi a una gestione emergenziale dei flussi detentivi.