Carceri, monsignor Baturi: non sacrificare il rapporto con il territorio
Roberta Barbi
·
vaticannews.va
·
Riassunto
Il governo italiano ha proposto di concentrare i circa 750 detenuti sottoposti al regime di 41 bis in sette strutture dedicate, riducendo le regioni coinvolte e trasformando la Sardegna in un territorio ad alta sicurezza. Monsignor Giuseppe Baturi, segretario generale della CEI, ha espresso forti preoccupazioni, evidenziando come questa scelta possa compromettere i percorsi di reinserimento sociale e i rapporti familiari dei detenuti. La Chiesa ribadisce che il carcere deve mantenere una funzione rieducativa e non solo punitiva, auspicando soluzioni come l'indulto differito e una maggiore responsabilità da parte della società civile. L'intervento sottolinea il rischio di marginalizzare ulteriormente i detenuti, privandoli della speranza di riconciliazione. Questo evidenzia una sfida cruciale per il rispetto del mandato costituzionale e della dignità umana nel sistema penitenziario italiano.
Il governo intende concentrare gli oltre 750 detenuti in regime di 41-bis in soli sette istituti penitenziari dedicati, gestiti esclusivamente dal Gruppo Operativo Mobile (GOM). La Regione Sardegna si oppone fermamente al progetto, temendo di diventare una colonia penale e denunciando i rischi per la sanità locale e la sicurezza. Il sottosegretario Delmastro giustifica la misura come necessaria per adempiere a una sentenza della Corte Costituzionale sulle ore d'aria, nonostante le critiche dei garanti dei detenuti. Questa iniziativa segna una svolta verso un modello di carcerazione di super-massima sicurezza che interroga profondamente il rispetto dei diritti dei detenuti in Italia.
Il Governo Meloni ha avviato un piano per riorganizzare il regime di carcere duro '41 bis', riducendo da 12 a 7 il numero di istituti per concentrare i detenuti più pericolosi in strutture gestite esclusivamente dal Gom. Questa razionalizzazione mira a potenziare la sicurezza, garantire il diritto alle ore d’aria sancito dalla Corte Costituzionale e recuperare posti per contrastare il sovraffollamento carcerario generale. La Sardegna ospiterà quasi la metà di queste strutture, scatenando forti proteste locali per il timore che l’isola venga trasformata stabilmente in un polo carcerario d'eccezione. La riforma comporterà numerosi trasferimenti di esponenti mafiosi tra diverse regioni, ridefinendo radicalmente la geografia della detenzione speciale in Italia. Questo provvedimento evidenzia la sfida complessa di bilanciare le esigenze di massima sicurezza con la tutela dei diritti costituzionali dei detenuti.
Il comune di Nuoro e la Regione Sardegna contestano la decisione del Ministero della Giustizia di destinare il carcere di Badu ‘e Carros esclusivamente ai detenuti in regime di 41-bis. Il sindaco Emiliano Fenu e la governatrice Alessandra Todde esprimono preoccupazione per l'impatto sociale della scelta e per la trasformazione dell'isola in un polo logistico per l'alta sicurezza senza un adeguato confronto. A fine gennaio il sottosegretario Andrea Delmastro visiterà la struttura per incontrare le istituzioni locali e discutere la riorganizzazione che coinvolge anche le carceri di Uta e Bancali. Questa vicenda evidenzia il delicato equilibrio tra le esigenze di sicurezza nazionale e la tutela dei percorsi di riabilitazione previsti dalla Costituzione.