Venezuela. Il sit-in delle mamme al confine: “Adesso liberate anche i nostri figli”
Lucia Capuzzi
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Avvenire
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Riassunto
Al confine tra Colombia e Venezuela, le cosiddette “donne della frontiera” manifestano per chiedere la liberazione dei propri familiari detenuti nelle carceri venezuelane con l'accusa di spionaggio. Molti prigionieri, come Brandon Josué Castaño Ocampo, rimangono in cella nonostante abbiano già scontato la pena, in un contesto di forte tensione politica e sospetto verso i cittadini colombiani. Le famiglie denunciano condizioni carcerarie disumane, malattie gravi e numerosi casi di persone scomparse lungo i 2.200 chilometri di confine. Nonostante alcuni recenti rilasci, la mobilitazione continua con l'obiettivo di riportare a casa tutti i prigionieri e ottenere verità sui dispersi. Questa situazione evidenzia una grave crisi umanitaria e la sistematica violazione dei diritti umani nelle zone di frontiera latinoamericane.
In Venezuela persiste una forte discrepanza tra i numeri ufficiali delle scarcerazioni dei prigionieri politici e quelli verificati dalle ONG, che denunciano oltre mille persone ancora in cella. La Farnesina stima che vi siano 24 italiani in attesa di rilascio, mentre cresce l'allarme per circa 200 'desaparecidos' di cui non si hanno notizie da anni. I prigionieri liberati sono spesso soggetti a restrizioni della libertà di parola e l'attenzione internazionale sembra essersi spostata dai diritti umani agli interessi petroliferi. Questa situazione evidenzia la drammatica precarietà dei diritti civili nel Paese e il rischio di oblio per i detenuti stranieri e locali.
L'articolo analizza la delicata situazione dei cittadini italiani detenuti in Venezuela, tra cui il cooperante Alberto Trentini e il giornalista Biagio Pilieri, in un contesto di forti tensioni tra la presidenza ad interim di Delcy Rodríguez e il ministro dell’Interno Diosdado Cabello. Nonostante i segnali di apertura verso gli Stati Uniti e la possibile revisione dei casi, la Farnesina appare incerta sui numeri reali dei prigionieri, attirandosi critiche per la gestione comunicativa del dossier. La famiglia di Trentini ha richiesto il silenzio mediatico per evitare che strumentalizzazioni politiche compromettano le trattative per la scarcerazione. Questa vicenda mette in luce le difficoltà della diplomazia italiana e l'urgenza di una mappatura affidabile dei detenuti per garantire il rispetto dei diritti umani.
L’articolo riporta la liberazione di Biagio Pilieri e Luigi Gasperin dalle carceri venezuelane, sottolineando però che almeno altri 26 connazionali restano detenuti arbitrariamente sotto il regime di Nicolás Maduro. Molti prigionieri, tra cui Alberto Trentini e Hugo Marino, affrontano condizioni durissime in strutture tristemente note come El Helicoide, spesso con accuse infondate di cospirazione o per dissenso politico. Oltre agli italiani, il regime ha iniziato a rilasciare anche attivisti per i diritti umani e cittadini stranieri, segnando un momento di cauta speranza. Questa situazione evidenzia la drammatica crisi dei diritti umani in Venezuela e l'urgenza di un intervento diplomatico per la tutela dei prigionieri politici.