Ci può essere una piazza per l’Iran? Ecco cosa dice la società civile
Diego Motta
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Avvenire
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Riassunto
Il mondo cattolico e diverse organizzazioni sociali italiane si stanno mobilitando per sostenere i popoli di Iran e Venezuela nella loro lotta per la democrazia e i diritti umani. Tra le iniziative principali, la Cisl ha organizzato una fiaccolata per il 23 gennaio davanti all'ambasciata iraniana, mentre associazioni come Acli e Azione Cattolica chiedono un ruolo più centrale per l'Europa nella gestione delle crisi internazionali. L'obiettivo è spingere la comunità globale a intervenire contro i massacri e a garantire asilo politico a chi combatte per la propria libertà contro regimi oppressivi. Questa mobilitazione sottolinea l'urgenza di un impegno civile e diplomatico che vada oltre la semplice indignazione per sostenere concretamente l'autodeterminazione dei popoli.
Il dottor Ahmadreza Djalali, scienziato legato all'università di Novara, resta prigioniero in Iran dal 2016 con una condanna a morte emessa dopo un processo farsa. Nonostante le continue pressioni internazionali e la cittadinanza onoraria italiana, le richieste di liberazione avanzate anche dalla Svezia sono rimaste finora senza risposta. L'articolo esorta la diplomazia italiana a intensificare gli sforzi per salvare la vita dello studioso, prendendo esempio da recenti successi diplomatici ottenuti in Venezuela. Questo caso sottolinea l'urgenza di un impegno umanitario costante a fronte delle sistematiche violazioni dei diritti civili in Iran.
Daniele Zaccaria ripercorre la storia delle rivolte in Iran dalla rivoluzione del 1979 a oggi, evidenziando come il regime teocratico abbia sistematicamente soffocato il dissenso con una repressione spietata. L'articolo analizza l'evoluzione delle proteste: dalle lotte ideologiche degli anni '80 alle rivendicazioni civili del Movimento Verde nel 2009, fino alle recenti sollevazioni popolari ed economiche. Il ciclo più radicale, iniziato nel 2022 con lo slogan "Donna, vita, libertà" dopo la morte di Mahsa Amini, ha coinvolto diverse classi sociali e generazioni in tutto il Paese. Questa analisi mette in luce la costante tensione tra una società che chiede cambiamento e un potere clericale che risponde con la forza per la propria sopravvivenza.
L’articolo denuncia la drammatica situazione delle carceri italiane, segnata da un preoccupante numero di suicidi e da un sovraffollamento insostenibile che mina i principi costituzionali. L'autrice evidenzia come le attuali politiche governative si stiano concentrando su misure repressive anziché affrontare la crisi umanitaria e il degrado degli istituti. Numerose associazioni hanno lanciato un appello per chiedere clemenza e riforme urgenti, convocando un'assemblea pubblica a Roma per il 6 febbraio 2026. Questo scenario evidenzia una profonda crisi democratica che richiede un intervento immediato per ripristinare la legalità e la dignità umana nel sistema penitenziario.