Espressioni sconvenienti negli scritti difensivi, avvocato condannato al risarcimento
Francesco Machina Grifeo
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Il Sole 24 Ore
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Riassunto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1184/2026, ha confermato la condanna di un avvocato al risarcimento di 5.000 euro per l'uso di espressioni offensive e ingiustificate nei propri scritti difensivi. I giudici hanno ribadito che la "continenza espressiva" è un requisito fondamentale e che il diritto di difesa non giustifica attacchi verbali slegati dalle reali necessità del caso. La decisione sottolinea che l'uso di termini sconvenienti, oltre a comportare la cancellazione degli stessi, determina una responsabilità civile per danni verso la controparte. Questa sentenza ribadisce l'importanza del decoro professionale e del rispetto reciproco nelle dinamiche processuali italiane.
In Italia, circa il 10-15% della popolazione detenuta soffre di gravi disturbi psichiatrici, rendendo urgente l'adozione di misure alternative al carcere che garantiscano il diritto alla cura e il reinserimento sociale. L'articolo esamina l'evoluzione normativa e strumenti come l'affidamento in prova, evidenziando però criticità quali la saturazione dei servizi territoriali e la difficile comunicazione tra sistema giudiziario e sanitario. Il Servizio Sociale emerge come figura centrale per coordinare i percorsi riabilitativi e prevenire la recidiva attraverso interventi personalizzati. Questo scenario evidenzia la necessità critica di superare la logica puramente contenitiva per tutelare la dignità della persona nel sistema penale.
È iniziato a Cuneo il processo contro dieci agenti della polizia penitenziaria accusati di torture e violenze avvenute nel carcere di Cerialdo nel 2023. Le indagini descrivono una spedizione punitiva contro alcuni detenuti pakistani che protestavano per ricevere cure mediche, oltre a episodi di pestaggi e falsificazione di atti ufficiali per coprire i reati. Tra gli imputati compaiono anche l'ex comandante del carcere per omissione di denuncia e un medico per favoreggiamento. Il caso vede la partecipazione dei garanti dei detenuti come parti civili e punta a fare luce su gravi abusi di potere istituzionale. Questa vicenda sottolinea l'urgente necessità di garantire la trasparenza e il rispetto dei diritti umani all'interno del sistema carcerario italiano.
Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) ha negato al Consiglio comunale di Modena l'autorizzazione a svolgere una seduta presso il carcere Sant’Anna, impedendo l'ascolto della relazione della Garante dei detenuti all'interno della struttura. L'articolo denuncia le gravi condizioni dell'istituto, caratterizzato da sovraffollamento, carenza di organico e tassi di recidiva elevati, criticando una gestione politica che tende a isolare il carcere dalla società civile. Secondo l'autore, questa decisione e l'aumento della burocrazia ostacolano i progetti di reinserimento e la trasparenza democratica. La vicenda mette in luce la crescente chiusura delle istituzioni penitenziarie verso il mondo esterno, sollevando interrogativi sulla funzione rieducativa della pena e sul rapporto tra carcere e territorio.