Modena. Il Dap chiude le porte al Consiglio comunale in carcere
Luca Barbari
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Il Dubbio
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Riassunto
Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) ha negato al Consiglio comunale di Modena l'autorizzazione a svolgere una seduta presso il carcere Sant’Anna, impedendo l'ascolto della relazione della Garante dei detenuti all'interno della struttura. L'articolo denuncia le gravi condizioni dell'istituto, caratterizzato da sovraffollamento, carenza di organico e tassi di recidiva elevati, criticando una gestione politica che tende a isolare il carcere dalla società civile. Secondo l'autore, questa decisione e l'aumento della burocrazia ostacolano i progetti di reinserimento e la trasparenza democratica. La vicenda mette in luce la crescente chiusura delle istituzioni penitenziarie verso il mondo esterno, sollevando interrogativi sulla funzione rieducativa della pena e sul rapporto tra carcere e territorio.
L'articolo denuncia la tragica morte per suicidio di due detenuti nel carcere Due Palazzi di Padova, avvenuta in seguito a improvvisi trasferimenti e alla chiusura di intere sezioni. Queste operazioni, decise dal DAP senza adeguata comunicazione, interrompono percorsi rieducativi pluriennali e separano i detenuti dai propri affetti e territori d'origine. Il sovraffollamento e la carenza di assistenza psicologica aggravano una situazione già critica, trasformando il carcere in un luogo di sola sofferenza anziché di riabilitazione. Ciò evidenzia l'urgente necessità di riforme che riportino il sistema penitenziario verso la legalità costituzionale e il rispetto dei diritti umani.
L'articolo analizza le forti tensioni tra il DAP e il carcere Due Palazzi di Padova in seguito alla chiusura del reparto di Alta Sicurezza, segnata tragicamente dai suicidi di due detenuti durante le operazioni di trasferimento. Le nuove e restrittive direttive ministeriali hanno limitato l'accesso dei detenuti ai laboratori lavorativi d'eccellenza della struttura, ignorando le linee guida interne che raccomandano cautela e preavviso per tutelare la stabilità psicologica dei reclusi. La gestione improvvisa del provvedimento ha sollevato aspre polemiche politiche e sociali, mettendo in luce le contraddizioni tra le circolari burocratiche e la realtà operativa penitenziaria. Questo caso evidenzia una preoccupante criticità nella gestione dei trasferimenti e nel coordinamento tra i vertici dell'amministrazione e le direzioni carcerarie.
L'articolo riporta il tragico suicidio di un detenuto di 74 anni nel carcere di Padova, avvenuto dopo la notifica di un trasferimento improvviso che avrebbe interrotto il suo percorso di reinserimento e le sue relazioni. Patrizio Gonnella (Antigone) e diverse esponenti politiche denunciano come i trasferimenti forzati siano una risposta fallimentare al sovraffollamento cronico, che in Veneto raggiunge punte critiche del 148,6%. La critica principale riguarda la gestione dei detenuti come semplici oggetti da spostare, ignorando l'importanza della stabilità nei percorsi rieducativi e lavorativi. Questo dramma evidenzia una crisi strutturale e una visione punitiva del sistema carcerario italiano che continua a ignorare la finalità riabilitativa della pena.