Filippine. Giornalista condannata, i difensori dei diritti umani: “Una parodia della giustizia”
Monica Ricci Sargentini
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Corriere della Sera
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Riassunto
La giornalista filippina Frenchie Mae Cumpio è stata condannata per "finanziamento del terrorismo", una sentenza aspramente criticata dai difensori dei diritti umani come politicamente motivata. Arrestata nel 2020, la reporter è accusata sulla base di prove ritenute fabbricate per punire i suoi reportage critici verso le autorità e le forze dell'ordine. Questa condanna, la prima del suo genere nel Paese, evidenzia l'uso di leggi antiterrorismo come strumento per silenziare il dissenso e il giornalismo indipendente. Nonostante le promesse governative sulla libertà di stampa, il verdetto solleva forti preoccupazioni per la sicurezza dei cronisti nelle zone rurali. La vicenda rappresenta un grave attacco alla libertà di informazione e mette a rischio la sopravvivenza del giornalismo di comunità nelle Filippine.
La Corte d’Assise d’appello di Milano ha riconosciuto per la prima volta le 'attenuanti mediatiche' nel caso Pifferi, riducendo la pena dall'ergastolo a 24 anni a causa della gogna mediatica subita dall'imputata. L'esperto Vittorio Manes spiega che questa sentenza trasforma il processo mediatico da fenomeno sociologico a problema giuridico, evidenziando come la spettacolarizzazione influenzi negativamente testimoni, consulenti e la presunzione di innocenza. La decisione denuncia il rischio di una 'giustizia senza processo' che trasforma il diritto in intrattenimento, violando i principi fondamentali della civiltà giuridica. Questo precedente rappresenta un passo cruciale per la tutela del giusto processo contro le distorsioni della narrazione mediatica contemporanea.
L'autore George Monbiot denuncia la drammatica situazione di tre attivisti del gruppo Palestine Action, in sciopero della fame nelle carceri britanniche e a rischio imminente di morte. I detenuti subiscono una custodia cautelare prolungata fino a venti mesi e un regime di carcere duro riservato ai terroristi, nonostante siano accusati solo di reati comuni. Le Nazioni Unite hanno espresso grave preoccupazione per la violazione dei diritti umani e l'uso del sistema giudiziario come strumento di punizione preventiva contro il dissenso. Questa vicenda mette in luce una preoccupante erosione delle garanzie legali e del diritto di protesta nel Regno Unito.
Il rapporto 'Scarcerati ma non liberi' della Commissione Internazionale dei Giuristi denuncia l'uso repressivo delle misure cautelari in Venezuela per soffocare il dissenso politico. Nonostante il rilascio fisico, i cittadini restano vincolati a restrizioni severe, come l'obbligo di firma a Caracas e il divieto di espressione, senza poter nominare avvocati di fiducia. Molte vittime vivono nel costante timore di essere nuovamente arrestate e non ricevono riparazioni per le torture o i trattamenti inumani subiti durante la detenzione. Questa situazione evidenzia come il sistema giudiziario venezuelano venga utilizzato come strumento di controllo sociale e punizione perpetua, limitando di fatto l'esercizio dei diritti umani fondamentali.