Lo Stato penale contro la Costituzione: la stretta sui minori e la resistenza delle garanzie
Dal Ddl 'Maranza' allo scontro sulle carceri, la Consulta argina la deriva securitaria
La giustizia italiana attraversa una fase di profonda ridefinizione ideologica, dove lo Stato sociale cede progressivamente il passo a un pervasivo "Stato penale". Al centro del dibattito odierno si colloca il controverso disegno di legge "Maranza" sulla giustizia minorile. Come documentato da Paolo Delgado su Il Dubbio, il Quirinale osserva con "vigile attesa" un testo che capovolge l’onere della prova sull'imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni. Si tratta di una forzatura che, come sottolinea Davide Vari (Il Dubbio), supera persino il rigore del Codice Rocco del 1930, cancellando decenni di cultura pedagogica.
Questa "guerra ai giovani" non è che l'ultimo tassello di una deriva securitaria inaugurata con il decreto Caivano. Patrizio Gonnella su Il Manifesto denuncia come gli istituti penali minorili stiano già scoppiando, privando i ragazzi di reali percorsi rieducativi. Un allarme condiviso da Claudio Cottatellucci, presidente delle toghe minorili, che su Avvenire evidenzia il rischio concreto per i pilastri costituzionali, mentre lo psicologo Gennaro Pagano (su agensir.it) e la deputata Michela Di Biase (Il Dubbio) criticano l'illusione di curare il disagio sociale unicamente con la repressione e le retate.
Mentre la maggioranza si compatta sulla linea punitiva, il Quirinale esercita la sua silenziosa moral suasion, una dinamica che evoca il recente scontro istituzionale sulla grazia al gioielliere Mario Roggero. Proprio il caso Roggero riapre, con i dati di Antigone ripresi da Thomas Bendinelli sul Corriere della Sera, la questione dei detenuti anziani: gli over 70 superano ormai il 2% della popolazione carceraria, costretti in strutture fatiscenti e sovraffollate.
In questo clima di perenne emergenza, lo scontro si sposta anche sul controllo del territorio. Il duro botta e risposta tra il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e il Guardasigilli Carlo Nordio, riportato da Riccardo Lo Verso su Il Messaggero, rivela una preoccupante frattura sulla reale gestione delle carceri da parte dello Stato. Una tensione che si riflette anche sulla tragica morte di Abderrahim Fakir a Bologna: i primi esiti dell’autopsia, descritti da Federica Nannetti sul Corriere della Sera, evidenziano "schiacciamento e sangue nei polmoni", riaccendendo i riflettori sull’uso della forza e sulle tecniche di contenimento.
In questo fosco scenario, l'unica luce di razionalità giuridica giunge dalla Corte Costituzionale. Con la sentenza n. 149, segnalata da Il Sole 24 Ore, la Consulta ha dichiarato illegittimo il divieto automatico triennale ai benefici penitenziari dopo la revoca delle misure alternative. Una decisione fondamentale che ribadisce la centralità dell'individualizzazione della pena e del recupero sociale, ricordando alla politica che la Costituzione non può essere piegata alle esigenze della propaganda elettorale.
Rassegna Stampa
La stretta sulla giustizia minorile e lo scontro costituzionale
La nuova stretta del governo sull'imputabilità dei minori, ribattezzata legge 'anti-maranza', solleva un coro unanime di critiche dal mondo giuridico e politico. Paolo Delgado su Il Dubbio rivela la preoccupazione del Quirinale e la 'vigile attesa' di Mattarella per un testo dai forti dubbi di incostituzionalità. Una preoccupazione condivisa da Claudio Cottatellucci, presidente delle toghe minorili, che su Avvenire evidenzia come la presunzione di capacità ribalti principi costituzionali cardine e rischi di burocratizzare il processo. L'arretramento culturale è sottolineato con forza anche da Davide Vari su Il Dubbio, il quale ricorda che persino il Codice Rocco fascista richiedeva un accertamento concreto della maturità del minore. Infine, Michele Gambirasi su Il Manifesto fotografa la compattezza politica della maggioranza attorno a una norma definita 'di propaganda', che rischia solo di incrementare il già grave sovraffollamento degli istituti di pena minorili.
Pronunce giurisprudenziali di rilievo costituzionale
La magistratura di vertice riafferma la centralità dei principi di ragionevolezza e gradualità nell'applicazione delle sanzioni dello Stato. Come riportato dal Sole 24 Ore, con la sentenza 149 la Corte Costituzionale ha cancellato l'automatismo del divieto triennale di accesso ai benefici penitenziari dopo la revoca di una misura alternativa, imponendo una valutazione flessibile e individualizzata basata sulla pena residua. Sul fronte amministrativo, la svolta garantista trova eco nella decisione della terza sezione del Consiglio di Stato, illustrata da Antonio Alizzi su Il Dubbio. I giudici di Palazzo Spada hanno stabilito che l'interdittiva antimafia prefettizia deve rappresentare l'extrema ratio, imponendo alle prefetture l'obbligo di motivare rigorosamente l'inapplicabilità di misure preventive più soft e collaborative.
Tensioni carcerarie e casi di cronaca sistemica
Le carceri e i sistemi di contenimento sociale rimangono al centro di duri scontri istituzionali e drammi umani. Riccardo Lo Verso su Il Messaggero documenta lo scontro frontale tra il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, che denuncia la perdita di controllo delle carceri da parte dello Stato a favore dei boss mafiosi, e il ministro Carlo Nordio, che bolla tali affermazioni come di una 'gravità inaudita'. Nel frattempo, Federica Nannetti sul Corriere della Sera svela i primi esiti dell'autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir, deceduto a Bologna durante un fermo di polizia, che evidenziano una compressione polmonare e riaccendono il dibattito sull'uso della forza. Parallelamente, Thomas Bendinelli, sempre sul Corriere della Sera, analizza l'invecchiamento della popolazione detenuta a partire dal caso del gioielliere Roggero, ricordando che quasi il 10% dei carcerati italiani è ormai composto da over 70, un'emergenza sanitaria e relazionale che il sistema non è attrezzato ad affrontare.