La morsa del populismo penale e la realtà del collasso carcerario
Tra la stretta sui minori del Governo e le denunce di degrado a Sollicciano, il sistema penitenziario rischia l'implosione
La giornata di oggi restituisce la fotografia di un sistema penitenziario spaccato tra l'inasprimento repressivo della politica e la drammatica realtà delle celle. Ad evidenziare questo cortocircuito è innanzitutto Gianni Alemanno che, intervistato da Valentina Stella su Il Dubbio, denuncia il fallimento totale del "piano carceri" del Guardasigilli Carlo Nordio, fermo da due anni senza che sia stata costruita una sola nuova cella. Una stasi burocratica che avevamo già registrato nei mesi scorsi e che oggi si scontra con l'ennesima stretta normativa: il via libera del Consiglio dei ministri al disegno di legge sulla giustizia minorile.
Come documentato da Simona Musco su Il Dubbio e da Vincenzo R. Spagnolo su Avvenire, la nuova norma introduce una controversa "presunzione di capacità" per i minori tra i 14 e i 18 anni, invertendo l'onere della prova. Una svolta "anti-maranza" difesa dalla premier Meloni ma duramente contestata dalle opposizioni e da realtà come Save the Children, che vi leggono una deriva puramente punitiva a discapito della funzione rieducativa della pena.
Mentre la politica si divide su intercettazioni e sicurezza (come analizzato da Lina Palmerini su Il Sole 24 Ore), l'ordinarietà del carcere continua a mietere vittime. A Cosenza, il venticinquenne Mohamed Amin Bassioud, affetto da grave disagio psichico, si è tolto la vita lanciandosi dal balcone durante una perquisizione, una tragedia che Claudio Dionesalvi su Il Manifesto ricollega alla fragilità dei detenuti vulnerabili. Nelle stesse ore, Jacopo Storni sul Corriere Fiorentino descrive le condizioni "indegne" di Sollicciano, tra cimici nei letti e acqua non potabile, mentre Franco Corleone su L’Espresso lancia un grido d'allarme sulla tossicità dei materassi ministeriali in caso di incendio.
Di fronte a questa emergenza, la risposta ministeriale sembra ridursi a inaugurazioni spot, come quella del nuovo reparto 41-bis a Cagliari-Uta, o a slogan demagogici. Su stradeonline.it, Andrea Andreoli critica aspramente il mantra del "più carceri", spiegando come l'iper-incarcerazione non faccia che alimentare la recidiva, anziché garantire sicurezza. Una tesi confermata dal presidio notturno a San Vittore raccontato da Raffaella Stacciarini e Federica Valcauda, che ricorda come il 24% dei detenuti sia ancora in attesa di giudizio.
In questo quadro desolante, le uniche luci arrivano dalla Corte Costituzionale — che con la sentenza 143 ha smontato il "silenzio di Stato" di Nordio sulle estradizioni (Il Dubbio) — e dalle proposte concrete per il reinserimento: il disegno di legge del CNEL sulla tracciabilità delle competenze dei detenuti e l'iniziativa in Campania per le "stanze dell'affettività" descritta da Fabio Iuorio su ilmeridianonews.it. Progetti che ricordano a un governo distratto che la sicurezza sociale si costruisce con la riabilitazione, non con il populismo penale.
Rassegna Stampa
Giustizia minorile: la svolta punitiva del governo
Il governo Meloni introduce una profonda riforma del codice penale minorile modificando l'articolo 98, invertendo di fatto l'onere della prova sulla capacità di intendere e di volere dei minori tra i 14 e i 18 anni. Come riporta Vincenzo Bisbiglia su Il Fatto Quotidiano, la premier rivendica la scelta dichiarando che 'chi sbaglia deve rispondere delle sue azioni', mentre le opposizioni con Elly Schlein bocciano il provvedimento come mera 'propaganda'. Simona Musco su Il Dubbio evidenzia la dura reazione delle associazioni, in primis Antigone con Susanna Marietti che accusa l'esecutivo di voler trasformare un sistema incentrato sulla rieducazione in un mero modello punitivo. Anche Save the Children esprime forte preoccupazione sul rischio di uniformare la giustizia degli adolescenti a quella degli adulti, avvertendo che l'imputabilità per legge indebolisce la specificità evolutiva della giustizia minorile.
Sentenze storiche e tensioni politiche
La Corte Costituzionale assesta un duro colpo alla linea del Guardasigilli Carlo Nordio in materia di giustizia internazionale. Simona Musco su Il Dubbio analizza la sentenza n. 143, con la quale la Consulta dichiara illegittimo il 'veto ombra' ministeriale, obbligando via Arenula a trasmettere immediatamente le richieste d'arresto della Corte Penale Internazionale senza poterle congelare nel silenzio come avvenne nel controverso caso del torturatore Almasri. Questa pronuncia si inserisce in una fase di forte affanno per la coalizione di governo. Come osserva Lina Palmerini su Il Sole 24 Ore, la maggioranza mostra evidenti crepe proprio su giustizia e sicurezza, registrando forti divergenze interne sulle intercettazioni e sul potere di grazia, un tempo terreno di scontro unitario contro le opposizioni.
La catastrofe umanitaria degli istituti di pena
Le condizioni quotidiane negli istituti penitenziari italiani continuano a registrare standard igienici e strutturali inaccettabili. Jacopo Storni sul Corriere Fiorentino documenta il degrado estremo di Sollicciano, dove i detenuti convivono con cimici nei letti, infiltrazioni e acqua corrente non potabile. In una dura intervista rilasciata a Valentina Stella su Il Dubbio, l'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno attacca apertamente il ministro Nordio e i vertici del Dap, accusandoli di non comprendere il 'fallimento clamoroso' e la natura 'folle' del sovraffollamento, caldeggiando misure deflattive. A peggiorare il quadro interviene Franco Corleone su L'Espresso, che denuncia l'uso pericoloso di materassi in poliuretano espanso che, in caso di incendi come quello recente di Udine, sprigionano fumi altamente tossici se non letali per reclusi e agenti.
Tragedie del disagio e strade alternative
Il dramma della gestione della salute mentale si consuma drammaticamente sul territorio. Claudio Dionesalvi sul Manifesto racconta la tragica fine di Mohamed Amin Bassioud, venticinquenne agli arresti domiciliari affetto da grave depressione, lanciatosi dal balcone a Cosenza durante una perquisizione dei carabinieri tra la disperazione e le denunce della madre. Questa tragedia evidenzia la necessità di ripensare radicalmente il sistema del controllo penale e dell'inserimento sociale. Una possibile risposta strutturale arriva dal Cnel che, come evidenziato sul proprio portale, ha approvato un disegno di legge volto a istituire una Piattaforma nazionale delle competenze dei detenuti per favorire l'inclusione lavorativa e contrastare la recidiva, nel solco del programma 'Recidiva Zero' descritto dal relatore Emilio Minunzio.