Il Bollettino

Il paradosso della sicurezza: più sbarre, meno rieducazione

Il rapporto Antigone e il nuovo Dl Sicurezza svelano le contraddizioni di un sistema che insegue il consenso penale ignorando la realtà

La giornata di oggi restituisce un'immagine vivida e dolorosa di un sistema penitenziario in bilico tra propaganda securitaria e fragilità umana. Il tema centrale è senza dubbio l'analisi della giustizia minorile: l'ottavo rapporto di Antigone, commentato da Alessia Candito su La Repubblica e da Federica Olivo su huffingtonpost.it, smentisce con forza l'emergenza baby-gang. Nonostante una narrazione politica allarmistica, i tassi di criminalità minorile in Italia restano la metà della media europea. Eppure, l'effetto del 'decreto Caivano' è tangibile: un aumento del 35% dei giovani reclusi tra il 2022 e il 2025, unito a un'impennata preoccupante nell'uso di psicofarmaci.

Questo orientamento repressivo trova una sua codifica nel nuovo 'Dl Sicurezza', appena firmato dal Presidente Mattarella con alcune limature. Come nota Domenico Cirillo su Il Manifesto, l'intervento del Colle ha arginato la discrezionalità del 'fermo preventivo', richiedendo ora la valutazione di un magistrato. Tuttavia, le critiche tecniche rimangono feroci: il giudice Alfonso Sabella, intervistato da Nello Trocchia su Il Domani, definisce queste norme 'propaganda', evidenziando come la procedibilità a querela della riforma Cartabia finisca per neutralizzare l'efficacia degli arresti per borseggio, scaricando sui magistrati la responsabilità di mandare in carcere madri con figli piccoli.

Il costo umano di queste politiche non è un'astrazione. Ad Ascoli Piceno, un ragazzo di 23 anni è stato trovato morto in cella (Peppe Ercoli, Il Resto del Carlino), mentre a Padova il coordinamento di Ristretti Orizzonti denuncia il suicidio di Pietro Marinaro, un detenuto di Alta Sicurezza sradicato dal suo percorso rieducativo a causa di un trasferimento improvviso. Questa tragedia dialoga idealmente con la sentenza del Tribunale di Palermo riportata da Eleonora Martini su Il Manifesto: lo Stato dovrà risarcire con 700 mila euro la famiglia di Samuele Bua, morto suicida in isolamento nel 2018 nonostante la sua schizofrenia. È la conferma che il carcere continua a essere usato come impropria risposta al disagio psichico.

In questo scenario di tensioni, che vede anche lo scontro tra governo e magistratura in vista del referendum sulla separazione delle carriere (Vittorio Barosio e Gian Carlo Caselli su La Stampa), l'unico raggio di luce arriva dai 40 anni della Coop Giotto a Padova. Come riporta lapiazzaweb.it, un modello di inclusione lavorativa che ha fatto scuola nel mondo dimostra che il riscatto è possibile, ma richiede investimenti e visione, non solo nuove fattispecie di reato. La politica italiana sembra però aver scelto la strada opposta: quella di una 'sicurezza' che produce più detenuti, ma meno giustizia.


Rassegna Stampa

Politica e Normativa: Il Decreto Sicurezza

Il Decreto Sicurezza entra ufficialmente in vigore, ma non senza modifiche sostanziali dettate dal Quirinale. Domenico Cirillo su Il Manifesto evidenzia come il testo firmato da Mattarella ridimensioni il fermo preventivo e il cosiddetto scudo per le divise, ora trasformato in un'annotazione preliminare. Un filtro tecnico che, come spiega Francesco Machina Grifeo su Il Sole 24 Ore, introduce strette rigorose su armi bianche e baby gang, ma che lascia aperti dubbi sull'efficacia reale. Il giudice Alfonso Sabella, intervistato da Nello Trocchia su Il Domani, bolla infatti come propaganda le misure sulle borseggiatrici, sottolineando come la riforma Cartabia ne vanifichi l'applicazione. Anche i sindacati di polizia, riporta Irene Famà su La Stampa, si dicono perplessi, rivendicando tutele legali concrete piuttosto che scudi penali simbolici.

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Giustizia Minorile in Crisi

Il primo rapporto di Antigone dopo il decreto Caivano squarcia il velo sulla gestione della devianza minorile in Italia. Alessia Candito su La Repubblica documenta come l'esplosione dei detenuti negli IPM non derivi da un'impennata della criminalità, ma da una criminalizzazione di comportamenti prima gestiti con la prevenzione. I dati elaborati da Federica Olivo per Huffington Post confermano questa deriva: la presenza di minori in cella è cresciuta del 35%, nonostante le denunce siano sensibilmente inferiori rispetto a trent'anni fa. Il fallimento di questo modello puramente repressivo emerge con forza nel dramma raccontato da Peppe Ercoli su Il Resto del Carlino: un ragazzo di soli 23 anni trovato morto in cella ad Ascoli Piceno, l'ennesima tragedia in un sistema che fatica a offrire cura a chi soffre di tossicodipendenza e fragilità psichica.

Giustizia minorile, Antigone: “Con il decreto Caivano aumenta solo la criminalizzazione”

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Responsabilità dello Stato e Casi Giudiziari

Le aule di tribunale riaffermano questa settimana il principio di responsabilità individuale e istituzionale. Davide Maniaci sul Corriere della Sera riporta la condanna a 12 anni per Massimo Adriatici, ex assessore di Voghera: una sentenza di primo grado che riconosce l'omicidio volontario per la morte di Youns El Boussettaoui. Parallelamente, lo Stato viene chiamato a rispondere delle proprie mancanze: Eleonora Martini su Il Manifesto commenta la condanna al risarcimento per il suicidio di Samuele Bua a Palermo, un giovane schizofrenico che non doveva trovarsi in isolamento. In questo quadro di estrema severità, la redazione de Il Dubbio rilancia l'appello per Antonio Russo, detenuto quasi novantenne a Rebibbia, la cui vicenda pone interrogativi urgenti sul senso della detenzione per persone anziane e malate.

Uccise un senzatetto, condannato a 12 anni Massimo Adriatici, ex assessore di Voghera

Palermo. Suicida in carcere, lo Stato condannato a risarcire la famiglia del giovane malato

Roma. Alemanno e Falbo chiedono la grazia per Antonio Russo: “Ha quasi 88 anni, è malato”

Rieducazione e Modelli di Inclusione

Tra traguardi storici e passi indietro burocratici, il modello rieducativo padovano vive giorni di profonda incertezza. Stefano Gabbiano su lapiazzaweb.it celebra i 40 anni della Cooperativa Giotto, un'eccellenza che ha inserito al lavoro oltre 2.000 persone fragili, diventando un punto di riferimento globale citato persino negli USA. Eppure, questa tradizione di successo è minata da scelte centrali: il Coordinamento carcere Due Palazzi su Ristretti Orizzonti denuncia il trasferimento improvviso di 74 detenuti di Alta Sicurezza. Storie di profondo cambiamento e riscatto artistico, come quella di Giovanni L., vengono brutalmente interrotte, privando le persone di quegli spazi di speranza faticosamente costruiti attraverso i laboratori e la scolarizzazione.

Padova. La coop Giotto compie 40 anni: un modello di inclusione che ha fatto scuola nel mondo

I detenuti di Alta Sicurezza trasferiti da Padova: storie di rieducazione e di cambiamento. Che sono state improvvisamente cancellate