Viterbo. Suicida in carcere Abdullah Atik. “Era un detenuto fragile”
Rinaldo Frignani
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Corriere della Sera
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Riassunto
Abdullah Atik, un ventiseienne turco detenuto per traffico d'armi, si è tolto la vita nel carcere di Mammagialla a Viterbo nonostante fosse monitorato per la sua fragilità psichica. L'episodio riaccende il dibattito sulle criticità della struttura, che presenta un sovraffollamento del 72% e una carenza di organico della polizia penitenziaria pari al 42%. Il giovane era stato coinvolto in un'operazione antiterrorismo legata alla processione di Santa Rosa, sebbene le indagini si fossero poi orientate verso la criminalità comune. Questo tragico evento evidenzia l'urgenza di un intervento strutturale per affrontare il sovraffollamento e la carenza di personale nel sistema carcerario italiano.
L'articolo descrive la drammatica situazione delle carceri italiane nel 2025, segnate da un sovraffollamento medio del 138,5% e un numero record di suicidi, compreso tra 79 e 80 casi. Oltre ai decessi, si registrano frequenti episodi di rivolte e incendi, alimentati dalla disperazione e dalla gestione inadeguata di detenuti con gravi fragilità psichiche. Il confronto internazionale mostra che l'Italia supera la mediana europea per criticità sistemiche, rendendo insufficienti i soli piani di ampliamento delle strutture. Questa situazione mette in luce una crisi umanitaria e gestionale ormai insostenibile per il sistema penitenziario italiano.
È ripreso a Viterbo il processo contro due agenti di polizia penitenziaria accusati di abuso dei mezzi di correzione in relazione alla morte di Hassan Sharaf, suicidatosi nel 2018 nel carcere Nicandro Izzo. Durante l'udienza sono intervenuti come testimoni il garante dei detenuti Stefano Anastasia e la psicologa Flaminia Bolzan, la quale ha descritto il ventunenne come un soggetto estremamente fragile. Il dibattimento ha evidenziato criticità investigative, come il mancato sequestro di oggetti rilevanti nella cella d'isolamento dove il giovane si è tolto la vita. La prossima fase del processo, prevista per aprile, vedrà l'escussione dei testimoni della difesa. Questo caso solleva gravi interrogativi sulla gestione della salute mentale e sulla vigilanza dei soggetti vulnerabili all'interno del sistema carcerario italiano.
L'articolo riporta il tragico suicidio di Christian Guercio nel carcere di Asti, un evento che Michele Miravalle dell'Associazione Antigone definisce emblematico delle disfunzioni del sistema carcerario italiano. Guercio, un uomo con fragilità legate alla tossicodipendenza ma inserito socialmente, è stato incarcerato dopo un episodio di crisi psicomotoria invece di ricevere un adeguato supporto sanitario. Miravalle solleva seri dubbi sulla compatibilità della detenzione con lo stato di salute dell'uomo e sulla mancata attivazione di percorsi di cura alternativi nelle ore precedenti la tragedia. La vicenda si conclude con la richiesta di un'inchiesta approfondita per chiarire le responsabilità di una morte definita evitabile. Questo caso evidenzia la drammatica tendenza a utilizzare il carcere come una "discarica sociale" per individui vulnerabili che necessiterebbero di assistenza medica piuttosto che di reclusione.