Caos carceri, il Dap risolve con lo spray al peperoncino
Alice Dominese
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L’Espresso
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Riassunto
Il sistema penitenziario italiano attraversa una crisi profonda segnata da sovraffollamento, inefficienze amministrative e un numero critico di suicidi. In risposta, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha introdotto misure di forza come l'uso di body cam e spray al peperoncino, restringendo al contempo l'accesso alle attività culturali. Associazioni come Antigone criticano questo approccio, sostenendo che tali strumenti non risolvano le cause del disagio ma aumentino le tensioni trattando il carcere come un problema di ordine pubblico. Questa situazione evidenzia la necessità urgente di riforme strutturali che privilegino la dignità e la riabilitazione rispetto alla mera repressione.
La Polizia penitenziaria avvierà una sperimentazione di sei mesi per l'introduzione dello spray al peperoncino come strumento di difesa contro le aggressioni negli istituti carcerari. Sebbene il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria lo descriva come un mezzo non letale per tutelare il personale, associazioni come Antigone avvertono che ciò potrebbe trasformare le carceri in luoghi ancora più violenti. L'uso della sostanza in ambienti chiusi e sovraffollati solleva forti dubbi tecnici e di sicurezza, data la mancanza di vie di fuga e di ventilazione adeguata nelle celle. Questa iniziativa evidenzia una gestione della sicurezza carceraria che privilegia la repressione rispetto alla risoluzione delle criticità strutturali del sistema penitenziario italiano.
L'autrice critica la scelta del governo di introdurre lo spray al peperoncino nelle carceri invece di promuovere misure come l'indulto per affrontare il cronico sovraffollamento e l'alto tasso di suicidi. Le strutture penitenziarie sono descritte come luoghi degradati dove i diritti fondamentali alla salute e alla dignità umana vengono sistematicamente negati. L'adozione di nuovi strumenti repressivi riflette una visione del sistema carcerario orientata alla punizione e all'esclusione, piuttosto che alla riabilitazione e al reinserimento sociale. Ciò evidenzia una criticità allarmante per il sistema penale italiano, che sembra privilegiare la repressione rispetto alla tutela della dignità della persona.
L'articolo analizza la crescente crisi del sistema carcerario italiano, segnato nel 2025 da un picco di 80 suicidi e da un grave sovraffollamento dovuto alle recenti politiche governative. L'autore critica l'introduzione sperimentale dello spray al peperoncino per la polizia penitenziaria e la possibile adozione di ulteriori armi "a letalità attenuata" negli spazi ristretti delle celle. Nonostante le denunce di associazioni e esponenti politici, la gestione delle carceri sembra orientarsi verso una repressione che ignora il benessere dei reclusi. Questo scenario evidenzia una preoccupante deriva autoritaria che rischia di esasperare ulteriormente le tensioni nel sistema penitenziario nel corso del 2026.