La Polizia penitenziaria avvierà una sperimentazione di sei mesi per l'introduzione dello spray al peperoncino come strumento di difesa contro le aggressioni negli istituti carcerari. Sebbene il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria lo descriva come un mezzo non letale per tutelare il personale, associazioni come Antigone avvertono che ciò potrebbe trasformare le carceri in luoghi ancora più violenti. L'uso della sostanza in ambienti chiusi e sovraffollati solleva forti dubbi tecnici e di sicurezza, data la mancanza di vie di fuga e di ventilazione adeguata nelle celle. Questa iniziativa evidenzia una gestione della sicurezza carceraria che privilegia la repressione rispetto alla risoluzione delle criticità strutturali del sistema penitenziario italiano.
Il sistema penitenziario italiano attraversa una crisi profonda segnata da sovraffollamento, inefficienze amministrative e un numero critico di suicidi. In risposta, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha introdotto misure di forza come l'uso di body cam e spray al peperoncino, restringendo al contempo l'accesso alle attività culturali. Associazioni come Antigone criticano questo approccio, sostenendo che tali strumenti non risolvano le cause del disagio ma aumentino le tensioni trattando il carcere come un problema di ordine pubblico. Questa situazione evidenzia la necessità urgente di riforme strutturali che privilegino la dignità e la riabilitazione rispetto alla mera repressione.
Nei prossimi giorni inizierà una sperimentazione di sei mesi che doterà la Polizia penitenziaria di spray al peperoncino per fronteggiare l'aumento delle aggressioni e degli eventi critici nelle carceri. Il provvedimento, firmato dal capo del DAP Stefano Di Michele, stabilisce l'uso del dispositivo per autodifesa e deterrenza in aree detentive e durante i trasferimenti, escludendo l'uso all'interno degli automezzi. Al termine del periodo di prova, una commissione valuterà l'eventuale adozione definitiva dello strumento, mentre i sindacati sollecitano anche un incremento del personale e ulteriori dotazioni tecniche. Questa iniziativa riflette il tentativo di rispondere alle crescenti esigenze di sicurezza e tutela del personale all'interno del sistema penitenziario italiano.
L'autrice critica la scelta del governo di introdurre lo spray al peperoncino nelle carceri invece di promuovere misure come l'indulto per affrontare il cronico sovraffollamento e l'alto tasso di suicidi. Le strutture penitenziarie sono descritte come luoghi degradati dove i diritti fondamentali alla salute e alla dignità umana vengono sistematicamente negati. L'adozione di nuovi strumenti repressivi riflette una visione del sistema carcerario orientata alla punizione e all'esclusione, piuttosto che alla riabilitazione e al reinserimento sociale. Ciò evidenzia una criticità allarmante per il sistema penale italiano, che sembra privilegiare la repressione rispetto alla tutela della dignità della persona.