L'autrice esplora la distinzione tra vendetta e giustizia, definendo quest'ultima una conquista civile necessaria per superare gli istinti primordiali. Di fronte ai conflitti globali, Maraini analizza il dilemma tra la resa e la resistenza, sostenendo che la vera difesa debba basarsi sul rispetto delle regole internazionali e dell'integrità territoriale. Viene lanciato un appello affinché l'ONU sia liberata dai veti paralizzanti, diventando un arbitro capace di applicare una giustizia mondiale effettiva. L'articolo conclude con l'auspicio di una pace giusta piuttosto che una resa comoda, sottolineando l'importanza di una governance globale che operi per il bene dei popoli. Questo intervento evidenzia la fragilità delle attuali istituzioni internazionali di fronte alle spinte bellicose contemporanee.
L'articolo analizza l'attuale crisi dell'ordine mondiale, descrivendo un'epoca dominata da leader nazionalisti e 'cesaristi' che mettono in discussione le istituzioni multilaterali e il diritto internazionale. L'autrice evidenzia il pericoloso legame storico tra i conflitti bellici e l'inflazione, ricordando come l'instabilità economica possa favorire l'ascesa di regimi autoritari. Inoltre, vengono esaminati i rischi legati alle politiche daziarie e alla possibile esplosione della bolla speculativa dell'intelligenza artificiale, che minacciano la tenuta delle democrazie liberali. Questa analisi sottolinea l'urgente necessità di monitorare i nessi tra economia e potere politico per evitare che la legge del più forte prevalga definitivamente sul diritto globale.
L'articolo analizza le conseguenze dell'attacco statunitense in Venezuela, mettendo in guardia contro la tentazione di dichiarare la fine definitiva del diritto internazionale a favore della forza. Tommaso Greco sostiene che arrendersi alla "legge del più forte" favorisca solo chi viola le regole, ricordando che il diritto dipende dalla volontà e dai comportamenti di chi deve applicarlo. L'autore invita l'Europa a non cedere alla logica del riarmo, ma a farsi custode del patrimonio giuridico globale per ripristinare un ordine basato sulle regole. Questa riflessione evidenzia la necessità di non legittimare la violenza come unico strumento di regolazione dei conflitti globali.
L'articolo analizza la preoccupante tendenza contemporanea a normalizzare la guerra e il riarmo, segnando il declino di un'epoca che aveva ripudiato il conflitto dopo le atrocità della Seconda Guerra Mondiale. L'autore richiama l'Articolo 11 della Costituzione italiana, sottolineando come l'impegno attivo per la pace venga oggi trascurato a favore di interessi bellici ed economici. Attraverso il pensiero del generale Smedley Butler, viene suggerito che i conflitti siano spesso alimentati da logiche di profitto piuttosto che da necessità diplomatiche. Questa riflessione mette in guardia contro la perdita di una coscienza storica collettiva che considerava la guerra come un punto di non ritorno.