Radio Radicale senza finanziamento né convenzione per il servizio pubblico
Eleonora Martini
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Il Manifesto
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Riassunto
Radio Radicale rischia la chiusura a causa della mancanza dei 10 milioni di euro necessari per la convenzione con lo Stato, fondi non inseriti né nella legge di Bilancio né nel decreto Milleproroghe. L'emittente garantisce da decenni la diretta delle sedute parlamentari e la gestione di un immenso archivio digitale della vita politica italiana, rappresentando un servizio pubblico unico nel suo genere. La Federazione nazionale della stampa (Fnsi) ha lanciato un appello per salvare la testata e i suoi 46 dipendenti, evidenziando come la radio non riceva altri finanziamenti oltre a quelli pubblici. Questa situazione rappresenta una grave minaccia per il pluralismo informativo e per il diritto dei cittadini a un'informazione politica diretta e trasparente.
Secondo il rapporto della Coalition Against SLAPPs in Europe, l'Italia detiene per il secondo anno consecutivo il primato europeo per querele temerarie, con 21 azioni legali censite nel 2024. Queste pratiche, note come SLAPP, mirano a intimidire giornalisti e attivisti attraverso richieste di risarcimento sproporzionate, logorando la libertà di stampa e il dibattito pubblico. La normativa europea approvata nel 2024 offre tutele solo per i casi transfrontalieri, lasciando la gran parte dei procedimenti nazionali priva di garanzie adeguate. Questo scenario evidenzia una crisi strutturale della libertà di informazione in Italia che richiede un intervento legislativo nazionale urgente per proteggere il diritto di critica.
L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha richiesto un’audizione alla Commissione Europea per denunciare il rischio di collasso della giustizia italiana dovuto al mancato rispetto degli impegni del PNRR. Il sindacato contesta l’assenza di piani concreti per stabilizzare i 10.000 funzionari addetti all’Ufficio per il processo, molti dei quali stanno abbandonando il settore per altre opportunità lavorative. Secondo l'ANM, questa carenza di personale mette a rischio il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei tempi dei processi civili concordati con l'Unione Europea. Questa situazione evidenzia una criticità strutturale nel consolidamento delle riforme necessarie a garantire l'efficienza del sistema giudiziario italiano.
Il Consiglio dei ministri è chiamato a decidere la data del referendum sulla riforma della giustizia, previsto per il 22-23 marzo, nonostante le richieste del Comitato per il No di attendere il completamento della raccolta firme. All'interno della maggioranza emergono tensioni tra Fratelli d'Italia e Forza Italia a causa dei mancati versamenti di quest'ultima per sostenere la campagna referendaria. Contemporaneamente, si accende lo scontro sui finanziamenti: i sostenitori del Sì criticano i fondi stanziati dall'Associazione Nazionale Magistrati per il fronte opposto. Questa situazione delinea un clima di forte contrapposizione politica ed economica che precede l'imminente scatto della par condicio.