Il metodo Report: la libertà di stampa diventa un’arma
Damiano Aliprandi
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Il Dubbio
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Riassunto
L'autore Damiano Aliprandi denuncia quello che definisce un metodo ritorsivo attuato dal programma Report, sostenendo che la trasmissione utilizzi il servizio pubblico Rai per colpire chiunque osi documentare errori o criticità nelle sue inchieste. Attraverso gli esempi di Ginevra Cerrina Feroni, del Gambero Rosso e del suo caso personale, Aliprandi evidenzia un passaggio dal giornalismo d'inchiesta di Milena Gabanelli a una gestione basata sulla contro-offensiva mediatica. Viene sottolineato come questo approccio rischi di trasformare la libertà di stampa in uno strumento di pressione istituzionale, privo di un reale confronto nel merito delle questioni sollevate. Tale scenario solleva interrogativi urgenti sulla deontologia professionale e sul ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo italiano.
L'articolo critica aspramente la ricostruzione del programma Report sulla strage di Capaci, definendola una narrazione suggestiva priva di riscontri oggettivi che vorrebbe Stefano Delle Chiaie come mente dell'attentato. L'autore evidenzia come le prove presentate, basate su un vecchio colloquio investigativo condotto dal magistrato Donadio, siano frutto di interrogatori guidati e prive di valore legale. Inoltre, viene sottolineata l'inaffidabilità del testimone Alberto Lo Cicero, il quale era già stato allontanato da Cosa Nostra anni prima della strage e non fornì mai dettagli rilevanti nei verbali ufficiali. Questo caso mette in luce la pericolosa tendenza a sovrapporre teoremi mediatici alle verità processuali consolidate.
Secondo il rapporto della Coalition Against SLAPPs in Europe, l'Italia detiene per il secondo anno consecutivo il primato europeo per querele temerarie, con 21 azioni legali censite nel 2024. Queste pratiche, note come SLAPP, mirano a intimidire giornalisti e attivisti attraverso richieste di risarcimento sproporzionate, logorando la libertà di stampa e il dibattito pubblico. La normativa europea approvata nel 2024 offre tutele solo per i casi transfrontalieri, lasciando la gran parte dei procedimenti nazionali priva di garanzie adeguate. Questo scenario evidenzia una crisi strutturale della libertà di informazione in Italia che richiede un intervento legislativo nazionale urgente per proteggere il diritto di critica.
Damiano Aliprandi riporta l'allarme di Irene Testa sulla possibile trasformazione della Sardegna in un polo esclusivo per il regime di 41 bis, una tendenza che si sta estendendo anche ad Alessandria e Viterbo. Questa evoluzione rischia di smantellare i percorsi rieducativi e di volontariato, riportando il sistema carcerario italiano a modelli di isolamento totale simili a quelli degli anni Novanta. La grave carenza di personale e il sovraffollamento aggravano la violazione della dignità umana e il diritto alla territorialità della pena stabilito dall'ordinamento penitenziario. Questa situazione mette seriamente in discussione la funzione riabilitativa del carcere, evidenziando una deriva punitiva preoccupante per lo Stato di diritto.