Milano. La vita (e la cucina) nel carcere di Bollate: tutta la storia di “Nonna Galeotta”
Pierfranco Redaelli
·
Avvenire
·
Riassunto
Silvia Polleri, soprannominata 'Nonna Galeotta', da oltre vent'anni promuove la dignità dei detenuti nel carcere di Bollate attraverso il lavoro e la formazione professionale nella ristorazione. Grazie alla cooperativa 'Abc la sapienza in tavola' e al ristorante 'InGalera', i detenuti acquisiscono competenze certificate e contratti regolari, trasformandosi da un costo per lo Stato in contribuenti attivi. Il progetto include anche un percorso scolastico alberghiero che garantisce un diploma quinquennale, facilitando il reinserimento sociale e l'abbattimento del pregiudizio esterno. Questa iniziativa dimostra come un modello carcerario basato sulla riabilitazione e sul lavoro possa costruire un futuro concreto oltre le sbarre.
Una delegazione di imprenditori di Confimprese ha visitato il carcere di Bollate per valutare l'assunzione di detenuti, offrendo una risposta concreta alla carenza di circa 10.000 addetti nel settore del commercio. L'iniziativa punta sulla formazione professionale e sull'applicazione dell'articolo 21, che permette ai detenuti di lavorare o studiare per prepararsi a un effettivo reinserimento sociale. Le testimonianze dei protagonisti confermano che l'impiego lavorativo è lo strumento principale per restituire dignità e abbattere i pregiudizi che circondano chi ha scontato una pena. Questo modello evidenzia come la collaborazione tra imprese e istituzioni penitenziarie sia fondamentale per una reale sostenibilità sociale e per la riduzione della recidiva.
In tutta Italia, numerosi progetti di economia carceraria utilizzano la produzione alimentare di alta qualità come strumento di riscatto e reinserimento sociale per i detenuti. Attraverso orti, laboratori artigianali e collaborazioni d'eccellenza, queste iniziative promuovono la sostenibilità e la dignità del lavoro oltre le sbarre. Le reti solidali trasformano il cibo in un potente mezzo di connessione con la società civile, favorendo l'emancipazione e la riduzione delle disuguaglianze sociali. Questo modello evidenzia come il lavoro professionale e la cura dell'ambiente siano elementi cruciali per una funzione rieducativa della pena realmente efficace.
Il liceo Carlo Porta di Monza e la Provincia hanno lanciato il progetto pilota 'Incontro con il Carcere', coinvolgendo studenti e detenuti della casa circondariale di Bollate. L'iniziativa prevede laboratori didattici e una visita al ristorante 'In galera' per permettere ai ragazzi di confrontarsi direttamente con la realtà carceraria e le storie di chi la vive. L'obiettivo è promuovere il senso civico e la crescita personale degli studenti attraverso percorsi di educazione alla legalità e alla responsabilità sociale. Questa iniziativa rappresenta un esempio virtuoso di apertura delle istituzioni scolastiche verso il territorio e i temi della giustizia riparativa.