Giarre (Ct). Protocollo Asp-carcere per prevenire i disagi mentali tra i detenuti
Non specificato
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La Sicilia
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Riassunto
L'Asp di Catania ha approvato un nuovo protocollo con la Casa circondariale di Giarre finalizzato alla prevenzione dell'autolesionismo e del rischio suicidario tra la popolazione detenuta. Il piano prevede un monitoraggio costante che inizia sin dal primo ingresso in struttura, includendo visite mediche specifiche e l'istituzione di un'unità di ascolto per intercettare precocemente segnali di sofferenza emotiva. L'obiettivo è garantire la continuità terapeutica tra interno ed esterno, favorendo al contempo i processi di risocializzazione e tutela della salute psichica. Questa iniziativa rappresenta un passo significativo per contrastare il disagio psicologico cronico e migliorare le condizioni di vita all'interno degli istituti penitenziari.
In Italia, circa il 10-15% della popolazione detenuta soffre di gravi disturbi psichiatrici, rendendo urgente l'adozione di misure alternative al carcere che garantiscano il diritto alla cura e il reinserimento sociale. L'articolo esamina l'evoluzione normativa e strumenti come l'affidamento in prova, evidenziando però criticità quali la saturazione dei servizi territoriali e la difficile comunicazione tra sistema giudiziario e sanitario. Il Servizio Sociale emerge come figura centrale per coordinare i percorsi riabilitativi e prevenire la recidiva attraverso interventi personalizzati. Questo scenario evidenzia la necessità critica di superare la logica puramente contenitiva per tutelare la dignità della persona nel sistema penale.
L'articolo denuncia la tragica morte per suicidio di due detenuti nel carcere Due Palazzi di Padova, avvenuta in seguito a improvvisi trasferimenti e alla chiusura di intere sezioni. Queste operazioni, decise dal DAP senza adeguata comunicazione, interrompono percorsi rieducativi pluriennali e separano i detenuti dai propri affetti e territori d'origine. Il sovraffollamento e la carenza di assistenza psicologica aggravano una situazione già critica, trasformando il carcere in un luogo di sola sofferenza anziché di riabilitazione. Ciò evidenzia l'urgente necessità di riforme che riportino il sistema penitenziario verso la legalità costituzionale e il rispetto dei diritti umani.
L'articolo ripercorre la tragica morte di Vittorio Rallo, un trentaduenne con gravi disturbi psichiatrici e disabilità, avvenuta nel carcere Mammagialla di Viterbo nel dicembre 2025. Nonostante l'accertata incompatibilità con il regime carcerario e le denunce della famiglia su presunti maltrattamenti e mancanza di sorveglianza, le richieste di trasferimento in strutture di cura sono rimaste inascoltate. La magistratura ha aperto un'indagine per fare luce sulle circostanze del decesso, avvenuto ufficialmente per suicidio dopo anni di detenzione segnati dalla vulnerabilità. Questa vicenda solleva interrogativi urgenti sulla tutela della salute mentale e sulla gestione dei detenuti fragili nel sistema penitenziario italiano.